In un mercato degli smartphone sempre più polarizzato tra top di gamma da oltre mille euro e modelli entry-level spesso privi di una vera identità tecnologica, Realme prova a costruire una terza via. La nuova serie realme 16 Pro, composta dai modelli 16 Pro e 16 Pro+, punta infatti a spostare verso la fascia media alcune caratteristiche tipiche dei flagship: fotografia avanzata, design d’autore e una dotazione hardware pensata per un utilizzo intensivo.
Il messaggio del brand cinese è chiaro: democratizzare funzioni che fino a pochi anni fa erano prerogativa dei dispositivi premium. La leva principale di questa strategia è la fotografia, con un sistema da 200 megapixel pensato soprattutto per i ritratti, una scelta che riflette una tendenza ormai consolidata nell’industria mobile, dove l’innovazione passa sempre più dall’elaborazione computazionale delle immagini.
La fotografia al centro: il sistema LumaColor
Il cuore del comparto fotografico della serie 16 Pro è il sensore principale da 200 megapixel, abbinato a una piattaforma di elaborazione software sviluppata internamente e riunita sotto il nome LumaColor Image. L’obiettivo è migliorare la resa cromatica e la gestione della luce, con particolare attenzione alle tonalità della pelle e alla coerenza dei colori nella scena. Il sistema include una serie di algoritmi dedicati – tra cui HyperRAW, InstantSnap e Anti Distortion – progettati per mantenere maggiore dettaglio e ridurre le distorsioni ai bordi dell’immagine, anche in condizioni di scatto dinamiche.
L’architettura ottica include inoltre un kit multi-focale per i ritratti – il FullFocal Portrait Lens Kit – presente su entrambi i modelli della serie. Nel caso del 16 Pro+, però, il sistema si arricchisce di un teleobiettivo periscopico da 50 megapixel con zoom ottico 3,5×, che amplia la flessibilità del ritratto e dello zoom, affiancato da registrazione video 4K HDR multi-focale.
A conferma della centralità del linguaggio visivo nel progetto, realme ha avviato anche una collaborazione con la Scuola di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Roma, che utilizzerà il dispositivo come strumento didattico nei corsi a partire da aprile.










