Storie Web giovedì, Marzo 19

Per questo 2026 tutti i principali brand industriali confidano in una Pasqua senza sussulti che, tra uova di cioccolato, colombe e dolci regionali, supererà i 600 milioni di euro.

L’artigianale non conosce crisi…

Sul versante artigianale, il primo Osservatorio “Divina Colomba”, promosso da Goloasi su un campione di 300 attività distribuite in tutta Italia (53% pasticcerie, 24,3% forni, 17,4% laboratori artigianali), indica che il 66,1% degli artigiani prevede un aumento dei volumi per la Pasqua 2026, mentre il 33,9% si aspetta stabilità. I prezzi restano ancorati a una fascia precisa: l’86,1% colloca il prodotto tra 30 e 40 euro, e la vendita avviene direttamente in laboratorio nel 92,2% dei casi. C’è però un freno strutturale: per l’83,5% degli operatori l’intera stagione si esaurisce in due o tre settimane.

… ma pesa l’incertezza

Dario Loison, titolare di Loison Pasticceri dal 1938, chiude il 2025 con un +8% sulle vendite, ma sul 2026 il tono cambia: «Pasqua 2026 non cade in un momento favorevole: i venti di guerra non aiutano il consumatore a vivere la spesa con serenità. A questo si aggiunge l’instabilità dei costi: i carburanti, ad esempio, sono cresciuti del 20% in poche ore». Sul fronte delle materie prime i rincari di fine 2025 pesano ancora: «per partire con la produzione la materia prima deve essere già in casa, quindi il costo si cristallizza in quel momento». Sul 2026 le attese sono prudenti: «In generale ci aspettiamo una Pasqua stabile».

Analoga la lettura di Giulio Bonfissuto, della pasticceria siciliana Bonfissuto: la volatilità di cacao, zucchero e pistacchio di Sicilia rende complessa la programmazione. Cristiano Provetti, della Pasticceria Tabiano, allarga il quadro: «Le previsioni non sono rosee, il caro vita si fa sentire» e le nuove generazioni «si stanno staccando dai rituali». Eppure la sua pasticceria registra un +8% costante negli ultimi due anni, trainato da una clientela «sempre più attenta alla qualità e alle materie prime, orientata alla ricerca di prodotti meno industriali».

La rincorsa del gusto

Leggera, artigianale e preferibilmente classica: è questa la colomba che gli italiani cercano per la Pasqua 2026, secondo Aibi (Associazione Italiana Bakery Ingredients). I dati di una preview della ricerca Cerved, presentati da Aibi, confermano il ritorno dei grandi lievitati come tendenza consolidata. «A pesare è l’artigianalità, fattore decisivo nelle preferenze degli italiani», spiega Alberto Molinari, presidente di Aibi. Anche se l’industria risponde con un’offerta sempre più articolata per intercettare tutti i gusti. «La Pasqua è una campagna più breve rispetto a quella natalizia – spiega Solito di Galbusera –; quindi, la principale sfida è rafforzare la visibilità del prodotto e la fiducia del consumatore, consolidando la percezione di qualità e il rapporto con la marca».

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