L’orologio che si gonfia al polso per misurare la pressione, il braccialetto che la legge di continuo, l’anello che segue sonno, stress. Gli auricolari che diventano apparecchi acustici. Nel giro di pochi anni il mercato ha spinto gli indossabili su nuove frontiere della salute. Crescono le funzioni e l’affidabilità. Ma fino a che punto? I limiti, rispetto agli strumenti medici più grandi e tradizionali sono indubbi, come confermano diversi studi pubblicati su PubMed negli ultimi anni, medici ed esperti. Sarebbe sbagliato però snobbare questa ondata di innovazione. Gli indossabili ora sono un supporto che in certi casi è davvero utile e persino salvavita, potenzialmente. Per la prevenzione di problemi cardiaci ad esempio.
L’ultima novità riguarda la misurazione della pressione. Il nuovo smartwatch Huawei Watch D2 è capace di un monitoraggio pressorio di tipo ambulatoriale su 24 ore. A differenza di altri prodotti simili, non si limita ai sensori ottici per la misura ma ha un micro–bracciale gonfiabile nel cinturino.
Uno studio pubblicato nel 2025 ha confrontato il Watch D2 con un sistema tradizionale e ha trovato differenze trascurabili nelle misure. Se ci interessa solo misurare la pressione, di continuo (per particolari patologie) possiamo considerare anche braccialetti che si basano sulla lettura ottica (fotopletismografia). Tra i più noti c’è l’Hilo ed è più comodo di uno smartwatch per misurare la pressione anche durante il sonno. I limiti di braccialetti e smartwatch sono però strutturali. La stessa Huawei indica esplicitamente che il polso deve rientrare in un range di circonferenza definito. “Bisogna poi tenere il braccio alzato con il polso fermo all’altezza del cuore. Così è più difficile avere misure corrette, rispetto agli sfigmomanometri tradizionali”, spiega Sergio Pillon, cardiologo pioniere della Sanità digitale italiana. La misura è ancora più degradata con i braccialetti a lettura ottica.
I valori cardiaci sono stati i primi a essere misurati da tecnologie indossabili. Gli Apple Watch danno sia notifiche di ritmo irregolare, basate su sensori ottici, sia un’app ecg monotraccia. L’Apple Heart Study, che ha coinvolto oltre 400 mila partecipanti, nel 2020 ha mostrato che circa un terzo degli utenti che ricevevano una notifica di aritmia aveva effettivamente una fibrillazione atriale documentata. Il limite: un solo canale ecg è molto utile per intercettare alcune aritmie, soprattutto episodi di fibrillazione atriale che sfuggirebbero a un ecg eseguito in ambulatorio, ma non può sostituire un tracciato clinico a 12 derivazioni né uno studio elettrofisiologico. La qualità del segnale dipende poi da contatto, sudorazione, movimento, manualità dell’utente.
Bene quindi tenere a mente che il dispositivo non formula una diagnosi, ma segnala la possibilità di un’aritmia e offre uno strumento per registrare un tracciato da mostrare al medico. La stessa impostazione si ritrova in altri smartwatch dotati di ecg monotraccia, come i modelli ibridi di Withings, che in Europa hanno ottenuto certificazione medica ce per la rilevazione della fibrillazione atriale.




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