Storie Web venerdì, Marzo 13

«Non facciamo questa riforma perché ce l’abbiamo con qualcuno, qui nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura» ma «per sistemare quello che non funziona anche per i magistrati e soprattutto per i cittadini, noi a loro abbiamo promesso una nazione migliore». La presidente del Consiglio e leader di FdI Giorgia Meloni chiude la kermesse del partito per il sì al referendum sulla giustizia al Teatro Parenti di Milano. E lo fa provando a restare nel merito, prendendo indirettamente le distanze dalle parole del capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, che aveva invitato a «votate sì», così «ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione». Parole che la premier non aveva affatto gradito

Meloni difendendo i contenuti della riforma (dalla separazione delle carriere, al sorteggio per scegliere i togati del Csm, alla creazione dell’Alta corte disciplinare) e ribadisce che non si dimetterà in caso di vittoria del no al referendum («Voglio arrivare alla fine della magistratura e farmi giudicare sul complesso del mio operato alle elezioni politiche»)

Meloni: sforzi per giustizia sempre naufragati per interdizione Anm

Il referendum per Meloni è un’occasione storica, da non perdere. E la premier non risparmia stoccate alla magistratura. «Non devo ricordare – spiega – quante volte in passato gli sforzi concreti per riformare la giustizia sono naufragati» a causa «dell’interdizione esercitata dall’Anm o da gruppi di magistrati che avevano grande notorietà mediatica». «Dopo decenni di rinvii e tentativi mancati – aggiunge – abbiamo approvato una riforma storica che affronta i principali problemi alla base del malfunzionamento della giustizia. Il compito del potere legislativo è fare leggi per correggere le storture».

Magistrati hanno un potere enorme a cui non corrisponde responsabilità

 

«Se la giustizia è lenta e si inceppa, le conseguenze le pagano tutti, le scelte dei magistrati impattano su tanti aspetti della nostra vita» insiste ancora la premier, per la quale quello dei magistrati «è un potere enorme ed è l’unico a cui non corrisponde una adeguata responsabilità, perché se un magistrato sbaglia, non subisce alcuna conseguenza, anzi spesso avanza di carriera»

Condividere.