Cinquecento milioni di dollari per costruire il futuro commerciale dell’orbita bassa. Vast Space, la startup californiana fondata nel 2021 dal mago delle criptovalute Jed McCaleb, ha chiuso un round in due tranche: 300 milioni in equity di Serie A e 200 milioni in debito. I fondi serviranno ad ampliare le strutture produttive per accelerare lo sviluppo delle stazioni orbitanti dell’azienda, la serie Haven.
Con questo round, il totale degli investimenti nel progetto supera il miliardo di dollari. Vast ha hardware in integrazione, contratti con la Nasa e una roadmap abbastanza concreta da attrarre capitali sovrani del Golfo. A guidare l’operazione è infatti stata la texana Balerion Space Ventures, affiancata da un consorzio internazionale, capace di raccontare, da solo, le nuove geografie del capitale spaziale: la statunitense In-Q-Tel, il Qatar Investment Authority, Mitsui & Co., MUFG, Nikon, Stellar Ventures, Space Capital ed Earthrise Ventures. Lo stesso McCaleb ha partecipato.
Come parte dell’accordo, A.C. Charania, advisor di Balerion Space Ventures e già chief technologist della Nasa, entrerà nel consiglio di amministrazione: un segnale di come Vast Space stia costruendo la credibilità istituzionale di cui avrà bisogno nella partita più rilevante: diventare un operatore di riferimento dopo la dismissione della Stazione spaziale internazionale (la Iss), oggi prevista attorno al 2030 (Congresso permettendo).
Il progetto inizierà a concretizzarsi con Haven 1, la prima stazione commerciale dell’azienda, la cui immissione in orbita è stata rinviata al primo trimestre del 2027 (rispetto alle previsioni iniziali, che la collocavano nel 2025 e poi nel 2026). Il ritardo è stato accompagnato da una buona notizia: a febbraio Vast ha ottenuto dalla Nasa un contratto per una missione privata con astronauti sulla Iss, attesa nella seconda metà dell’anno prossimo. Prima ancora di avere una propria stazione in orbita, l’azienda si assicura il tipo di precedente operativo che la Nasa richiede ai candidati del Commercial Leo Destinations program, l’appalto attorno al quale si gioca il post-Iss.
Con una dotazione iniziale di 415 milioni di dollari assegnata nel 2021, la Nasa punta a finanziare uno o più successori commerciali. Dopo la rinuncia di Northrop Grumman, i fondi si sono concentrati su Starlab (di Voyager Space, Nanoracks e Airbus) e Orbital Reef (di Blue Origin, l’azienda aerospaziale di Jeff Bezos). Vast punta a inserirsi nella selezione finale, la cui tempistica è ancora incerta, come l’unico interlocutore con esperienze orbitali pregresse.


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