Storie Web mercoledì, Marzo 4

Garantire “le pari opportunità e una società autenticamente meritocratica è una battaglia che dobbiamo ancora vincere” e “non potremo farlo davvero fin quando saremo costretti a credere che le donne abbiano bisogno di quote o di meccanismi di favore”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo all’evento sugli ottant’anni del voto alle donne. “Io penso che la vera libertà rimanga potersi guadagnare sul campo la propria posizione” e quello che lo Stato può fare è “garantire che la partita non sia truccata”, garantire “l’uguaglianza nel punto di partenza, dare a tutti la possibilità di competere con le stesse condizioni, poi spetta a ciascuno dimostrare il suo valore o la sua capacità, la sua competenza”. La parità “non è una concessione è un diritto ed è un diritto troppo a lungo negato ed è un diritto ancora oggi negato”.

Il coraggio della nostra libertà è stata la chiave di volta

“Io – ha detto Meloni – non ho mai condiviso la tesi di chi ritiene che le donne per affermarsi debbano mimetizzarsi o magari imitare gli uomini, utilizzare gli stessi schemi, ragionare nello stesso modo, io penso che sia l’esatto contrario”. E “non ho mai pensato che esistano delle politiche femminili sono convinta che esista invece una visione femminile della politica che è tutt’altra cosa, cioè nessuno mi convincerà mai che esistano delle tematiche di competenza delle donne e delle tematiche di competenza degli uomini, qualsiasi tematica ha bisogno di una sensibilità composita e quindi ovviamente anche di un punto di vista femminile ma è tutt’altro approccio”.

Una donna, ha proseguito la premier, “non è una donna solo se la pensa come alcune donne ritengono che la debba pensare, sostenerlo come ancora vedo fare in modo surreale a volte è a mio avviso quanto di più distante possa esistere dalla difesa della parità perché noi non abbiamo lottato per essere liberi non per passare dal farci dire cosa potevamo pensare o fare dai maschi al farci dire cosa possiamo pensare o fare dai dogmi ideologici, il coraggio della nostra libertà è stata la chiave di volta della nostra affermazione, se lo perdessimo semplicemente torneremmo indietro”. “Libertà e merito è quello che dobbiamo difendere e garantire se vogliamo che il peso delle donne cresca” insieme a “servizi che consentano alle donne di poter competere ad armi pari, di non dover scegliere tra un figlio e una professione, di non essere discriminate perché sono o perché addirittura potrebbero diventare madri, di guadagnare meno, di fare carriera semplicemente perché sono donne”.

Con il voto delle donne carattere democratico indelebile alla Repubblica

“Quel voto, quello che è successo nel 1946, ha dato alla Repubblica come ha ricordato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno, e lo ringrazio per questo, un carattere democratico indelebile avviando un percorso ancora in atto verso la piena parità”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo all’evento “1946-2026 Voto alle donne. La democrazia compie ottant’anni” al Foro Italico a Roma. La premier cita “Anna Garofalo, infermiera volontaria durante la seconda guerra mondiale, pioniera del giornalismo dal femminile” che “nel suo il libro L’italiana in Italia, seppe descrivere con parole estremamente efficaci” il primo voto delle donne, scrivendo che “le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un’autorità silenziosa e perentoria, le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane, stringiamo le schede come fossero biglietti d’amore”. Parole “di chi era consapevole che da quel momento in poi l’Italia non sarebbe più stata la stessa”.

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