Storie Web venerdì, Febbraio 27

L’ex Ilva di Taranto sempre più bilico e anche a rischio chiusura dopo la sentenza del Tribunale di Milano. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, avverte: possono saltare il potenziale investitore e il prestito per far funzionare la fabbrica. Al momento, Governo e commissari valutano il provvedimento, attendono di capire le mosse del fondo americano Flacks Group, con il quale si sta trattando la vendita dell’azienda, ed esprimono “preoccupazione” per i nuovi problemi. Quasi certamente sarà impugnata a stretto giro alla Corte d’Appello di Milano la sentenza che obbliga l’ex Ilva a riscrivere una serie di prescrizioni ambientali dell’Aia – rilasciata dal ministero ad agosto – e a dettagliare sviluppi, modalità e tempi di attuazione se vuole evitare la fermata dell’area a caldo dal 24 agosto. Per i giudici, infatti, non aver previsto nell’Aia “un termine massimo entro il quale devono essere effettivamente realizzati i relativi interventi”, fa sì “che la loro realizzazione sia procrastinata sino alla scadenza dell’Aia”. Intanto il provvedimento è già stato inviato a Flacks e sarà discusso nelle prossime riunioni con i commissari.

“Siamo certamente preoccupati – commenta il ministro delle Imprese, Adolfo Urso -. I commissari stanno valutando quale impatto possa avere sia per il negoziato in corso che si stava finalizzando con il fondo americano Flacks – anche perché la sentenza riscrive di fatto le regole del gioco -, sia per la continuità degli stabilimenti a cui viene imposta una data molto ravvicinata”. Urso parla anche del prestito sino a 390 milioni autorizzato dalla UE: “Il prestito che dobbiamo erogare per garantire la continuità produttiva e livelli occupazionali adeguati, dipende dal fatto che un acquirente possa rimborsare il prestito. Se la sentenza del Tribunale dovesse in qualche misura influire sul negoziato in corso, non ci sarebbero nemmeno le condizioni per erogare il prestito”.

“L’Ilva è chiusa e Urso ha un gran pezzo di responsabilità – attacca Pierpaolo Bombardieri, numero 1 Uil -. Perché dovrebbero venire ad investire in Italia gli americani? E perché ci dovrebbe essere un investitore italiano che viene a mettere dei soldi in uno stabilimento monitorato dalla Magistratura che interviene in un territorio già falcidiato?”

E sono almeno tre i problemi che si aprono dopo la sentenza. Lavori di manutenzione all’altoforno 4 che dovrebbero durare due mesi per poi affiancare l’impianto all’altoforno 2 già ripartito la scorsa settimana: revisione delle prescrizioni contestate dai giudici di Milano; prosecuzione della trattativa con Flacks, chiarendo anzitutto se resta in partita oppure no.

L’altoforno 4 è già fermo, ma se devono effettivamente avviarsi i lavori previsti, ora è in valutazione. Quest’ultima si incrocia con la revisione dell’Aia ordinata dal Tribunale. Secondo fonti vicine all’azienda, si tratta di capire se é ancora utile fare quello che si è programmato per l’altoforno se poi ad agosto l’area a caldo dovrà fermarsi. “Mi auguro che ci sia una valutazione positiva da parte dei commissari e che questa manutenzione possa avere comunque corso”, commenta Urso.

Condividere.