Se c’è un punto in cui il testo bollinato del Dl Sicurezza cambia passo rispetto alla prima bozza, è quello delle lesioni. Non parliamo di un ritocco cosmetico: il bollinato allarga il perimetro delle tutele e mette dentro due mondi che, nel dibattito pubblico, sono diventati simbolici. Da un lato, i treni e la sicurezza del personale a bordo. Dall’altro, lo sport, con un riferimento esplicito a arbitri e soggetti delle manifestazioni sportive. È una scelta che sposta l’asse: dal “solo” tema scuola/sanità a una fotografia più ampia delle aggressioni che avvengono nei luoghi della vita quotidiana – aule, stazioni, stadi.
Il messaggio è chiaro anche per chi non è tecnico: nel bollinato il decreto prova a dire “queste categorie non restano scoperte”. E lo fa proprio dove l’opinione pubblica è più sensibile: quando un’aggressione non è più un fatto isolato, ma un problema ripetuto, in contesti ad alta tensione.
Il testo sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di stasera e poi andrà verso il Senato per iniziare le procedure di conversione.
Lesioni: cosa c’era nella prima bozza e cosa entra nel testo bollinato
Nella prima bozza, l’impianto sulle lesioni era centrato soprattutto su personale docente e dirigenti scolastici (con richiami, in rubrica, anche alla sanità e ad attività ausiliarie). Il perimetro era quindi «tradizionale»: scuola come fronte caldo, e una cornice che evocava anche il personale sanitario.
Nel testo bollinato del Dl Sicurezza, invece, l’articolo viene «aperto» e diventa più trasversale: dentro ci finisce anche il personale sui convogli ferroviari, e compaiono riferimenti che toccano lo sport, fino a includere arbitri e altri soggetti legati alle manifestazioni sportive. È un salto narrativo prima ancora che normativo: non è più solo la tutela di chi lavora in contesti pubblici sensibili, ma un tentativo di coprire aree dove le aggressioni hanno un impatto immediato sul senso di sicurezza collettivo.











