«Con un “sì” le cose cambierebbero in meglio con la magistratura» ma «se dovesse vincere il “no” sarebbe una vittoria dell’ala estrema della magistratura, che ipotecherebbe la politica». Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio al Forum Ansa. «Se dovesse vincere un “no” temo – prosegue Nordio – che politicizzandosi il referendum anche attraverso l’intervento molto forte dalla magistratura e come temo continui a fare, la politica in generale sarebbe sconfitta. La magistratura, forte di una vittoria alla quale ha conferito un forte significato politico, si sentirebbe nella facoltà di continuare l’ipoteca sulla politica».
Nordio: «Riforma non limita autonomia magistratura»
«In questo dibattito – ha detto Nordio -ognuno ha i suoi testimonial, tutti rispettabili. Nel contenuto vorrei sapere da dove traggono la conclusione che vogliamo limitare l’autonomia della magistratura o sottoporlo al potere esecutivo». «Abbiamo elevato il pubblico ministero allo stesso livello del giudice, come indipendenza ed autonomia» ha sottolineato il Guardasigilli aggiungendo: «Per ora nessuno può in buona fede sostenere che da questo testo si possa estrapolare qualcosa del genere».
«Su obbligatorietà azione penale pronti a tavolo con le toghe»
Per quanto riguarda l’obbligatorietà dell’azione penale, ha detto il ministro, «c’è una disomogeneità da procura a procura sulle priorità dei reati da perseguire: la procura X la dà ai delitti contro le donne, un’altra a quelli dei colletti bianchi, una terza all’ambiente. Ognuna fa quello che le pare. Bisogna trovare un criterio in modo che tutte le procure abbiano un indirizzo omogeneo sulla priorità delle inchieste da fare». Nordio ha sottolineato che con la riforma contenuta nel referendum «non viene toccata l’obbligatorietà dell’azione penale. Cercheremo – ha aggiunto – con il dialogo di trovare un criterio vincolante per tutte le procure sulle priorità. Dico ai magistrati “mettiamoci attorno ad un tavolo”».
«Escludo ci siano difficoltà» sul decreto sicurezza
Il decreto sicurezza approvato lo scorso 5 febbraio non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. «È in fase di bollinatura, ma escludo ci siano difficoltà – ha assicurato Nordio -. A volte passano giorni perchè la bollinatura è una procedura complessa, per me anche superata dai tempi».
«Anche io avrei indagato l’agente di Rogoredo, non esiste scudo»
«Lo scudo penale – ha concluso Nordio – non esiste, è un’invenzione giornalistica, non c’è nessuna impunità»; la norma contenuta nel decreto sicurezza «riguarda non solo forze dell’ordine ma tutti e prevede che chi si trova in uno stato di giustificazione non deve obbligatoriamente essere iscritto nel registro degli indagati per potersi difendere». In riferimento alla vicenda di Rogoredo, con l’agente che ha sparato uccidendo una persona durante un controllo anti-droga, il ministro ha chiarito: «Se quel poliziotto ha sparato senza trovarsi in evidente legittima difesa anche io l’avrei iscritto nel registro degli indagati. L’informazione di garanzia – ha lamentato Nordio – è diventata una garanzia di informazione ed il nome dell’indagato finisce subito sui giornali. Quando si è in presenza di una causa di giustificazione, che ad esempio per un poliziotto può essere la legittima difesa, non c’è obbligatorietà di iscrizione nel registro degli indagati».











