Il mercato degli smartphone oggi è un condominio dove tutti i piani sono uguali. C’è la fascia media che è la più affollata, quella premium che è l’attico dove ci sono iPhone, Samsung Galaxy e i telefonini Pro e i primi piani dove il telefonino non deve superare i duecento-trecento euro. Xiaomi ha deciso di cambiare gli infissi e buttare giù una parete. Si chiama 17T Pro e, per capire di cosa parliamo, dobbiamo guardare due numeri: 7.000 e 899. Il primo rappresenta i milliampereora della batteria, il secondo gli euro necessari per metterselo in tasca.
Partiamo dalla fisica, che è una scienza testarda. Fino a ieri l’autonomia di un telefono era legata al suo spessore: più energia volevi, più il mattone diventava pesante. Xiaomi ha aggirato l’ostacolo cambiando la chimica interna ed è passata al silicio-carbonio. Immaginate la vecchia batteria come una scatola piena di arance, dove tra un frutto e l’altro resta molto spazio vuoto. Il silicio-carbonio funziona come una scatola di sabbia: i granelli occupano ogni millimetro geometrico.
Poi c’è il fattore borsa. Questo telefono costa 899,90 euro di listino, ma lo si trova già intorno ai 700 euro con le prime oscillazioni di mercato. Il fratello maggiore, lo Xiaomi 17 Ultra, viaggia a 1.499,90 euro. La matematica ci dice che ballano 600 euro di differenza, un taglio netto del 40% sul conto corrente. Eppure, sotto il cofano, il motore spinge quasi allo stesso modo.
Il cuore computazionale è il MediaTek Dimensity 9500. Nei test di calcolo fa segnare un balzo in avanti del 32% in single-core e del 33% sulla grafica rispetto all’anno scorso. Significa che l’architettura gestisce i flussi di dati senza scaldare la scocca, evitando quel fenomeno chiamato thermal throttling, che è il modo elegante con cui gli ingegneri dicono che il telefono rallenta per non andare a fuoco. Davanti c’è un pannello AMOLED a 144 Hz che spara 3.500 nit sotto il sole, una luminosità da faro nella notte, ma sa scendere a un solo nit al buio per non distruggere la retina.
Il comparto fotografico vive di una doppia anima firmata Leica. Il sensore principale Light Fusion 950 e il teleobiettivo periscopico 5x lavorano su una focale da 115 millimetri. È come avere un telescopio in tasca che cattura la luce senza impastare i dettagli.



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