Non c’è policy di intelligenza artificiale in cui non si ribadisca «l’umano è al centro». Ma come trasformare una intenzione auspicabile in una pratica concreta? Qualche speranza in più si può avere quando la tecnologia è pensata e disegnata da chi la usa, cioè gli utenti . Come nel caso di Beam, una organizzazione non profit britannica che aiuta rifugiati e senza fissa dimora a trovare un alloggio e un lavoro con il supporto di piattaforma di welfare.

Una tecnologia pensata con gli utenti

Il fondatore Alex Stephany, imprenditore sociale con approccio tecnologico, ha creato due anni fa assieme a Seb Barker (con esperienza nei servizi di assistenza diretta) un’intelligenza artificiale per i propri cento operatori di frontline. Soluzione che si è rivelata così efficace da essere adottata da 50mila operatori in più di cento enti pubblici, organizzazioni assistenziali e associazioni. «All’interno della nostra organizzazione, le prime ricerche suggeriscono risparmi annuali fino a un milione di sterline in costi del lavoro ogni cento assistenti sociali. Tanto che oggi il 65% dei servizi sociali nel Regno Unito usa la nostra soluzione» spiega Davide Bertone, responsabile delle partnership italiane di Beam.

La partnership in Irpinia

L’Ai dell’impresa sociale londinese è arrivata in Irpinia dove viene utilizzata da una cinquantina di operatori sociali che assistono oltre 100mila cittadini. Con Magic Notes, gli operatori possono premere “registra” sul proprio laptop o smartphone e trasformare la conversazione in appunti e valutazioni in pochi secondi. La soluzione registra, scrive e struttura le informazioni, consentendo all’operatore di modificare e interagire con il testo. Magic Reports, invece, combina documenti, note, audio e video per creare report complessi, come valutazioni sociali o relazioni per i tribunali.

In Campania l’Ai è stata personalizzata a seconda delle figure professionali specifiche (assistente sociale, psicologo, educatore, amministrativo) e con schede disegnate su misura per le diverse situazioni. Un lavoro fatto assieme alle persone che hanno anche ricevuto una formazione specifica. Ogni operatore risparmia oltre 12 ore a settimana, un terzo delle 36 ore lavorative.

De Blasio: «La prima soluzione per gli operatori»

«Esistono già soluzioni di Ai per erogare servizi di welfare, ma questa iniziativa con Beam non è rivolta ai cittadini, se non come destinatari finali, ma alle organizzazioni lavorative, ai nostri dipendenti. Credo che questa sia in Italia una novità assoluta – spiega Carmine De Blasio, direttore generale del Consorzio dei Servizi Sociali A/5 di Atripalda, ente pubblico a cui fanno capo 28 Comuni – È poi particolarmente significativo che questo avvenga in un’area interna come l’Irpinia». L’Ai è stata testata anche nel dialetto locale, in modo da essere sicuri che potesse capire anche l’irpino.

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