
La recente crisi della pesca ai molluschi in Alto Adriatico con 700 partite Iva cessate in pochi mesi e un giro d’affari legato alla pesca alle vongole crollato da 120 a 13 milioni hanno portato alla ribalta, oltre al granchio blu un’altra specie marina alloctona particolarmente dannosa per l’ecosistema marino: la “noce di mare”.
Si tratta una specie molto simile alla medusa anche se di minori dimensioni, spesso trasparente, che non è dannosa per l’uomo perché non ha né spine né tentacoli urticanti ma è estremamente vorace di plancton e di larve di pesci e di molluschi. Il plancton è alla base della catena alimentare e la sua assenza in un bacino può portare all’azzeramento di intere specie marine.
I primi avvistamenti in Mar Nero
«Per la prima volta è stata individuata nel Mar Nero a cavallo degli anni ’80 e ’90 – spiega il responsabile dell’associazione generale delle cooperative italiane (Agci) Pesca del Friuli Venezia Giulia, Michele Doz -. Approdate nel Mar Nero provenienti probabilmente dall’Asia o dall’America Latina sono state sversate in mare con i lavaggi delle cisterne delle navi. E una volta in mare si sono riprodotte con grande velocità fino ad arrivare in pochi anni ad azzerare alici e pesce azzurro nel Mar Nero. E adesso sono giunte fino da noi nell’Alto Adriatico».
I danni all’ecosistema marino
La noce di mare è un ermafrodita che mangia fino a 10 volte il proprio peso corporeo e in quanto ermafrodita si riproduce in autonomia e con grande velocità. «Creano danni all’ecosistema marino e alla pesca in due modi – spiega ancora Doz -. Da un lato nutrendosi di plancton oltre che di larve di pesce azzurro e di molluschi sono un competitore aggressivo di queste specie e ne provocano l’azzeramento. E, a catena, danneggiano anche altre specie come sgombri e tonni che si nutrono di pesce azzurro».
I danni per i pescatori
Ma, soprattutto, le noci di mare creano un grave danno alla pesca. «Perché – prosegue il responsabile della cooperazione – riproducendosi in centinaia di migliaia finiscono per produrre una distesa gelatinosa che resta impigliata nelle reti e le rende inutilizzabili. Le reti si appesantiscono per effetto di questo materiale gelatinoso e si adagiano sul fondo del mare senza riuscire più a lavorare, a pescare».










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