Storie Web domenica, Aprile 12

Il vino che resiste. Nonostante i dazi di Trump e le nuove minacce esplose con la crisi in Medio Oriente e conseguenti difficoltà negli scambi internazionali il mondo del vino italiano rilancia la propria scommessa sulla crescita all’estero puntando su accordi internazionali e ricerca di nuovi mercati. È questo il messaggio diffuso nel corso dell’inaugurazione del 58mo Vinitaly (da oggi, 12 aprile e fino al 15 aprile a Veronafiere).

Tajani: il vino frontman dell’export made in Italy

«Il vino – ha detto il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani – è il frontman del nostro export. Al vino sono legate esportazioni per 7,8 miliardi di euro ma, soprattutto, è un ambasciatore della qualità made in Italy all’estero. Sono preoccupato per i colloqui Usa-Iran come per quelli Israele- Libano ma dobbiamo guardare avanti. Dobbiamo tenere presente che negli Usa ci sono stati applicati dazi più bassi rispetto a molti competitor e che grandi opportunità potranno venire con i nuovi accordi internazionali stretti dalla Ue con Mercosur, Australia ma soprattutto con l’India. A gennaio scorso, inoltre, è entrata in vigore la riforma del ministero degli Affari Esteri e del Commercio internazionale con la quale ogni ambasciata italiana all’estero diventerà un trampolino per le esportazioni italiane. Presso la direzione generale per la crescita è stata attivata una task force che 24 ore su 24 fornisce indicazioni utili sui mercati agli imprenditori. Ai cittadini italiani diciamo che c’è un equipaggio in grado di portare la nave Italia fuori dalla tempesta. Con la collaborazione tra il Maeci, il Masaf e il Mimit puntiamo all’obiettivo di 700 miliardi di esportazioni italiane entro il 2027, oggi siamo a 645».

Urso: dopo Mercosur e India stringere intese col Sud Est Asiatico

«Il Vinitaly – ha aggiunto il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso – è la vetrina della forza, della resilienza, della competitività del made in Italy, di cui il vino è sicuramente uno dei prodotti di maggiore visibilità che coniuga l’identità del territorio, la sua cultura e la sua civiltà con il sistema produttivo, le capacità di innovazione e il saper stare nei mercati internazionali. In questa ottica sollecitiamo la Commissione Europea a finalizzare anche gli altri accordi che sono in programma, a partire dai Paesi del Sud Est asiatico: Malesia, Indonesia, Filippine».

Ma anche enoturismo e legame con la Cucina Italiana Patrimonio Unesco

Ma se i ministri Tajani e Urso hanno indicato come la strada maestra per la crescita del vino resti quella dei mercati internazionali da parte dei ministri Mazzi e Lollobrigida sono state indicate due strade nell’enoturismo e nel connubio del vino con la Cucina Italiana Patrimonio Unesco.

«Nell’anno o poco più nel quale ricoprirò l’incarico di ministro del Turismo – ha detto il neoministro Gianmarco Mazzi – è mia intenzione puntare, tra gli altri, sull’enoturismo. Un comparto che già rappresenta un fatturato di oltre 3 miliardi e che è in costante crescita. Le cantine italiane sono luoghi di benessere, quasi di wellness. La ricettività in cantina consente alle imprese di effettuare vendite dirette con minori costi e all’Italia di attrarre visitatori in aree nelle quale, senza il vino, non sarebbero andati consentendo così anche di differenziare i flussi rispetto alle grandi città».

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