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L’altro motivo della riconfigurazione di Artemis è non meno rilevante: la Cina punta al primo allunaggio con taikonauti entro il 2030 e visti i successi dei test effettuati nei mesi recenti è verosimile acceleri. Nel 2019 e nel 2024, con le missioni Chang’e 4 e 6, Pechino riuscì a sbarcare un lander sul lato nascosto della Luna e a portarne sulla Terra dei campioni, imprese mai riuscite ad altri. “Con la credibile competizione del nostro più grande avversario geopolitico che cresce ogni giorno”, ha ammesso Isaacman in un comunicato, rarità per un’agenzia spaziale, “dobbiamo muoverci più velocemente”.

L’Italia sulla Luna

L’Europa non è spettatrice. Il Modulo di servizio di Orion — che garantisce propulsione, energia e le funzioni vitali della capsula — incorpora anche componenti realizzati in Italia. Leonardo, nello stabilimento di Nerviano (Milano), ha prodotto i pannelli fotovoltaici che compongono le quattro “ali” del Modulo di servizio — ciascuna lunga sette metri, per una potenza totale erogata di oltre 11 kilowatt — e le unità elettroniche per il controllo e la distribuzione dell’energia a bordo. Thales Alenia Space (joint venture tra Thales al 67% e Leonardo al 33%) ha curato la struttura del modulo e i sottosistemi critici, compreso il sistema di protezione dai micrometeoriti e il controllo termico. Telespazio, altra controllata del gruppo Leonardo, è stata selezionata dalla Nasa per contribuire al tracciamento radio della missione: attraverso le antenne del Centro spaziale del Fucino, in Abruzzo, seguirà ogni istante della traiettoria della capsula verso la Luna e ritorno.

È tuttavia una notizia di ieri, martedì 31 marzo, ad aver esaltato il peso specifico della partecipazione italiana: a Washington, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha firmato con l’amministratore della Nasa uno Statement of Intent sulla cooperazione per la superficie lunare — alla presenza del presidente dell’Agenzia spaziale italiana (l’Asi), Teodoro Valente. L’intesa formalizza il coinvolgimento della nostra industria nella progettazione e realizzazione dei moduli abitativi lunari, dei sistemi di comunicazione e delle attività scientifiche sulla superficie.

Al centro dell’accordo c’è il Multi-Purpose Habitat, un modulo pressurizzato a forma cilindrica in fase di sviluppo negli stabilimenti torinesi di Thales Alenia Space, nell’ambito di un contratto con l’Asi firmato nel luglio 2025. È progettato per garantire una vita operativa di dieci anni e operare in sinergia con gli altri elementi dell’architettura Artemis. “La casa degli astronauti sarà Made in Italy” ha dichiarato Urso, richiamando una tradizione che risale al programma San Marco, quando l’Italia, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, divenne il terzo Paese al mondo a operare in modo autonomo un satellite. Su X, Valente è stato più esplicito: “Una lunga cooperazione spaziale, oggi ancor più profonda tra Nasa e Asi, porterà a realizzare un campo base sulla Luna e un astronauta italiano a camminare sulla superficie lunare”.

Per questo, anche per l’Italia, Artemis 2 non sarà un traguardo, ma una nuova partenza.

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