Tra Venezuela e Italia i rapporti culturali e commerciali sono storici. E, sì, con il regime di Nicolás Maduro si sono affievoliti, ma non spezzati del tutto. Secondo l’Ambasciata d’Italia a Caracas, sono circa 160.000 i cittadini italiani registrati presso i due consolati (Caracas e Maracaibo, sulla costa atlantica) e si stima che siano oltre 1,5 milioni i venezuelani con ascendenza italiana (su un totale di circa 30 milioni di abitanti stimati). Se guardiamo al commercio tra i due paesi, questo ha continuato a crescere fino a tutto il 2024. Solo nel 2025, sul fronte delle vendite di Roma verso Caracas, si iniziano a vedere segnali di debolezza, a causa di una economia venezuelana che viaggia verso la recessione.
Gli emigranti
La presenza italiana in Venezuela ha radici storiche, almeno a partire dal secondo dopoguerra, quando il Venezuela – trainato dal boom petrolifero – divenne una delle mete più attraenti dell’emigrazione italiana nelle Americhe, soprattutto da Campania, Sicilia e Abruzzo. Una presenza che, quella italiana in Venezuela, seconda solo a quella in Argentina e Brasile. E una presenza che ha lasciato profonde radici culturale, visto che il paese sudamericano ha tra i consumi di pasta più alti al mondo, dopo l’Italia.
Le imprese
La Cámara de Comercio Venezolano-Italiana, fondata nel 1954, conta sei uffici regionali e ora ha 459 soci, anche perché la crisi venezuelana e l’instabilità hanno portato una parte della comunità a spostarsi verso altri Paesi o ha scelto il rientro. Basti pensare ai residenti venezuelani in Italia, arrivati nel 2025 a quota 16.981, contro i 5.595 del 2013, quando Maduro è salito al potere. L’emigrazione italiana è stata per anni la spina dorsale dell’economia del paese: dagli anni Sessanta circa un terzo delle industrie venezuelane non collegate all’attività petrolifera era di proprietà o amministrate da italiani e loro discendenti.
L’interscambio
Il commercio tra Italia e Venezuela è andato rafforzandosi almeno fino al 2024, quando l’import (soprattutto petrolio) ha toccato i 283 milioni, a fronte di un export di 178 milioni (soprattutto macchinari e prodotti alimentari). E se nei primi mesi del 2025 l’import ha continuato a crescere (+2,1% sullo stesso periodo del 2024), l’export ha segnato una brusca frenata (-32,4%) soprattutto per la crisi che che sta attraversando Caracas e che si ripercuote sui consumi interni: il Fondo monetario Internazionale stima un Pil 2026 a -3% dopo il +0,5% del 2025 e il +5,3% del 2024.




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