
Sono oltre 4.500 i lavoratori coinvolti in crisi aziendali nel Veneto. La stima è della Fiom regionale, che monitora le situazioni delle diverse province. Le situazioni di dimensione maggiore approdano all’unità di crisi aziendali regionale, che sta gestendo attualmente circa 15 tavoli: ciascuna conta oltre un centinaio di posti di lavoro interessati. Altri 24 casi sono sotto monitoraggio.
Fenomeni non isolati
Le cause dono diverse: nuovi assetti mondiali, dazi, eventi bellici: ormai si lavora in un sistema che ha alla base l’incertezza. E poi ci sono elementi nuovi, come la crisi che per la prima volta arriva al settore del lusso, finora preservato. L’altro dato comune sono le transizioni in atto, energetica e sostenibile, che hanno messo fuori gioco un settore per il Veneto strategico come l’automotive. E come se non bastasse in regione è altissima l’attenzione per quello che riguarda Acciaierie Valbruna, cuore a Vicenza e uno stabilimento produttivo a Bolzano che è messo sotto scacco dal bando avviato dalla Provincia autonoma per l’area, la cui concessione è in scadenza. La data per fare chiarezza è stata spostata al 16 gennaio, ma – si fa presente in regione – sono tempi troppo lunghi per lasciare un’azienda e suoi dipendenti nell’incertezza.
«Le crisi aziendali che stanno emergendo in Veneto non sono un fatto episodico né solo “settoriale”: il problema è generale e ha a che fare con i fondamentali della competitività. Parliamo di costo dell’energia, tassazione, carenze infrastrutturali, ma anche – e sempre di più – di scarsa attenzione agli investimenti in intangibili: ricerca, innovazione, competenze, digitale e organizzazione, cioè tutti i fattori che incidono sulla produttività», spiega la presidente di Confindustria Vicenza Barbara Beltrame Giacomello.
Metalmeccanica in affanno
La metalmeccanica è probabilmente il settore più sotto tiro. «Durante la crisi del 2008 e 2009, le aziende, piccole e spesso sottocapitalizzate, sono state in molti casi acquisite da multinazionali e fondi di investimento, minando il radicamento con il territorio – spiega Antonio Silvestri, segretario generale della Fiom del Veneto – Ora però non siamo in una fase ciclica di flessione che sarà seguita da una ripresa come è sempre stato: e non è nemmeno una transizione verso un nuovo equilibrio. Assistiamo a un cambiamento strutturale, la stessa globalizzazione è in discussione, gli equilibri di decenni sono compromessi. Nel frattempo però le produzioni hanno lasciato l’Italia e l’Europa: ci siamo raccontati che qui restavano cuore e cervello, ma non basta. E la politica industriale è del tutto assente». In uno scenario strutturalmente più incerto per l’industria, «le imprese venete più grandi, spesso multinazionali o in mano a fondi, tendono a riorganizzare la produzione su scala internazionale, penalizzando i territori periferici come il nostro Paese. Quelle più piccole, se non supportate da una politica industriale nazionale e regionale forte, rischiano di essere travolte. Inoltre, gli ammortizzatori sociali attuali non sono adeguati ad affrontare la situazione odierna» conclude Silvestri.
Numerosi sono i casi di multinazionali in uscita: per due di queste – Edim Bosch a Belluno e Hydro, che solo l’anno scorso annunciava investimenti sullo storico sito di lavorazione dell’acciaio di Feltre – pochi giorni prima di Natale è sceso il campo anche il prefetto Roccoberton. Il caso Edim riconduce alle difficoltà del settore automotive europeo: la storica realtà della pressofusione e lavorazione dell’alluminio, è al centro di una tempesta perfetta fra la crisi di Bosch, che ha portato al crollo delle commesse; la lentezza della transizione verso la mobilità elettrica; il gap competitivo, con costi di produzione che risultano fino al 40% superiori rispetto ai competitor asiatici e dell’Est Europa. Ieri, nella sede di Confindustria Monza-Brianza (i 286 addetti sono divisi tra Villasanta, 137, e Setteville, 49), si è decisa la cassa integrazione straordinaria fino a maggio mentre prosegue la ricerca serrata di un compratore. Per Hydro Extrusion Italy, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato per il 20 gennaio il tavolo di confronto.











