Dalla tutela della vita umana alla forte preoccupazione per la corsa mondiale al riarmo, passando per la centralità della famiglia e la dignità dei migranti. Sono stati questi i cardini del discorso pronunciato da Papa Leone XIV davanti al Parlamento spagnolo, dove per la prima volta nella storia un Pontefice ha preso la parola. Al termine del discorso i parlamentari – presente il premier Sanchez – hanno applaudito per oltre dieci minuti.
«Preoccupante che si presenti il riarmo come inevitabile!»
«Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare – ha detto Leone – “le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura. Per questo motivo, è preoccupante che, in diverse parti del mondo e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale». La comunità internazionale è chiamata oggi «a riscoprire il valore indispensabile del dialogo come percorso paziente verso accordi giusti e duraturi, fondati sul rispetto dei trattati, sulla trasparenza dell’azione diplomatica e sulla sincera volontà di anteporre la pace al ricorso alla forza». Solo da questo rientro in campo della diplomazia e del diritto, ha quindi aggiunto il pontefice, «nascono la fiducia e la speranza», per l’intera umanità.
«Promuovere una cultura della reciprocità»
Leone – che è arrivato in Spagna nel mezzo di una crisi politica – ha aggiunto rivolto ai parlamentari: «All’interno delle società stesse, è urgente promuovere una cultura della reciprocità. Il pluralismo politico non dovrebbe degenerare in discredito permanente dell’avversario. In una convivenza matura, anche il conflitto può diventare un passaggio verso la pace, quando le differenze si lasciano mitigare dall’ascolto e si orientano al riconoscimento dei bisogni, delle aspirazioni e delle capacità di tutti». Prevost ha richiamato chi ha responsabilità pubbliche alla «tutela anche attraverso il linguaggio». «Le parole – ha affermato ancora il Santo Padre – possono aprire strade o chiuderle, possono illuminare la realtà o distorcerla fino a rendere impossibile l’incontro. Quanti esercitano una responsabilità pubblica hanno, pertanto, un obbligo speciale di custodire la parola per “disarmare il linguaggio”. La fermezza non esige disprezzo, il dissenso non comporta umiliazione».
«Mai trattare l’uomo come merce»
«La libertà moderna – ha poi detto Leone – è stata preparata anche da una lunga educazione della coscienza, profondamente segnata dalla tradizione cristiana. In questa scuola interiore, i popoli hanno imparato che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità, che i poveri appartengono pienamente alla comunità, che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità e che mai la vita umana può mai essere trattata come una merce», ha detto aggiungendo che di fronte a sfide come lo sviluppo dato dall’Intelligenza artificiale, ha invitato a far precedere la dignità umana alla utilità.
«Sui migranti nessuna nazione può essere lasciata sola»
«Il tragico dramma migratorio» va affrontato andando «oltre la semplice gestione di flussi» ha detto il Papa parlando al Parlamento spagnolo: c’è «una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra». Il Papa menziona quindi «le rotte sempre più pericolose» come quella atlantica: «È necessario rafforzare il salvataggio e l’assistenza, specialmente con una cooperazione multilaterale» poiché «nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata».