Storie Web giovedì, Marzo 19

Sulla carta, la donna a capo dell’intelligence americana smentisce il suo presidente, Donald Trump: l’Iran non rappresentava una minaccia nucleare imminente per gli Stati Uniti prima del lancio degli attacchi, insieme a Israele, contro Teheran il 28 febbraio scorso. Tuttavia, a parole, non lo ammette, rimandando il caso al presidente americano. Durante un’audizione parlamentare, Tusli Gabbard, la direttrice dell’Intelligence nazionale, prima ha evitato di leggere un passaggio della sua testimonianza scritta con la scusa che il tempo stringeva. Poi ha dichiarato che “l’unica persona che può determinare cosa sia o no una minaccia è il presidente”.

Il suo tergiversare al Congresso ha avuto luogo mentre su Pennsylvania Avenue, alla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, veniva chiesto se l’incarico di Gabbard fosse a rischio. Leavitt aveva risposto: “Non che ne sappia io. Non abbiamo sentito il presidente dire questo. … Quindi ovviamente questa è una domanda per lui”.

Audizione delicata in commissione

La giornata di Gabbard alla commissione ristretta per l’intelligence del Senato è cominciata leggendo la testimonianza scritta depositata per l’occasione. Ha spiegato che “il regime in Iran appare essere intatto ma largamente degradato” dopo l’Operation Epic Fury giunta al 19esimo giorno in cui gli Usa hanno colpito oltre 7.700 target e distrutto o danneggiato oltre 120 navi iraniane, ha riferito recentemente il Centcom. Lei ha anche spiegato che l’Iran e i suoi proxies “restano capaci di continuare ad attaccare gli interessi di Usa e alleati nel Medio Oriente”.

Poi però ha saltato un passaggio cruciale, cosa che non è passata inosservata al vicepresidente della commissione, il senatore democratico Mark Warner. Il paragrafo incriminato citava: “Come risultato dell’Operazione Midnight Hammer (lanciata lo scorso giugno), il programma di arricchimento nucleare dell’Iran è stato annientato. Non c’è stato alcuno sforzo per cercare di ricostruire la loro capacità di arricchimento”. Facendole notare l’omissione Warner le ha chiesto: “Avete saltato quel paragrafo dalla vostra dichiarazione orale in apertura. È stato perché il presidente aveva detto che c’era una minaccia imminente?” Gabbard ha risposto: “No, signore. Riconosco che il tempo stava per scadere e ho saltato alcune parti”. A quel punto Warner ha replicato: “Quindi, avete scelto di omettere le parti che potrebbero contraddire il presidente”.

Vertice dell’intelligence Usa sotto torchio

 Sul tema è tornato anche il senatore democratico Jon Ossoff, che ha letto ad alta voce quel paragrafo. Con una serie di domande Ossoff l’ha messa sotto torchio e le ha poi fatto notare una dichiarazione della Casa Bianca datata primo marzo sulla “minaccia nucleare imminente” posta da Teheran sugli Usa. Lei ha inizialmente risposto che “la comunità d’intelligence americana ha determinato che l’Iran ha mantenuto l’intenzione di ricostruire e continuare ad aumentare le sue capacità di arricchimento nucleare”. Dopo essere stata incalzata nuovamente sulla contraddizione tra quanto sostenuto dall’intelligence e quanto detto dall’amministrazione Trump, Gabbard ha replicato: “L’unica persona che può determinare cosa sia o no una minaccia imminente è il presidente”. Ossoff ha replicato con un “falso” e facendole notare che “è proprio sua responsabilità determinare cosa costituisce una minaccia agli Usa”.

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