A dieci anni dall’approvazione della legge sulle unioni civili, circa 50mila persone hanno formalizzato il proprio legame di coppia in Italia, consolidando un cambiamento che ha modificato in modo significativo il panorama dei diritti civili nel Paese.
Il passaggio decisivo arrivò nel maggio del 2016, quando la Camera approvò con 372 voti favorevoli e 51 contrari il disegno di legge noto come “Cirinnà”, dal nome della parlamentare prima firmataria. La norma introdusse nell’ordinamento italiano un istituto giuridico riservato alle coppie dello stesso sesso, riconoscendo per la prima volta una forma stabile di tutela delle relazioni omosessuali.
Pur senza equiparare le unioni civili al matrimonio, che resta riservato alle coppie eterosessuali, la legge estese alle coppie gay e lesbiche gran parte dei diritti e dei doveri previsti per i coniugi: dalla pensione di reversibilità all’assistenza reciproca, fino ai diritti successori. Restarono però esclusi alcuni nodi centrali, a partire dall’adozione congiunta e dal pieno riconoscimento dei figli cresciuti nelle famiglie omogenitoriali. Questioni che negli anni sono state affrontate soprattutto dalla giurisprudenza, in assenza di ulteriori interventi legislativi. Tra le differenze rispetto al matrimonio rimane inoltre l’assenza dell’obbligo di fedeltà, scelta che accompagnò il compromesso politico necessario per l’approvazione della riforma.
L’impatto della nuova normativa fu immediato. Nel 2017, primo anno completo di applicazione, le unioni civili registrate furono 4.376, il valore più elevato dell’intera serie storica. A sostenere il dato contribuì l’emersione di molte coppie che, dopo anni di convivenza, decisero di formalizzare rapidamente il rapporto.
Negli anni successivi il fenomeno si è progressivamente stabilizzato. Secondo i dati Istat, tra il 2016 e il 2024 le unioni civili costituite sono state circa 24mila. Nel 2024, ultimo anno per il quale sono disponibili dati consolidati, le registrazioni sono state 2.936, pari a cinque ogni 100mila residenti, in calo del 2,7% rispetto all’anno precedente. Le coppie maschili rappresentano il 54,8% del totale, mentre nel 18,1% dei casi almeno uno dei partner è cittadino straniero.










