Nei corridoi del partito gira voce che Fidesz sia sotto del 3%. Ma il sistema elettorale ungherese è un meccanismo complicato. Il premier Orban lo ha ritoccato a più riprese negli anni, per cucirselo meglio addosso: la mappa delle circoscrizioni e il super-premio di maggioranza potrebbero riservare sorprese. Diciamo che per stare sicuro stasera alle sette, alla chiusura dei seggi, Magyar deve essersi messo in tasca un distacco di almeno 5 punti percentuali su Fidesz. In caso contrario, le contestazioni del governo e il rischio di brogli potrebbero essere dietro l’angolo.
Al seggio 49 in mattinata sono arrivati anche gli osservatori dell’Osce. Qualche elettore li vede e li ringrazia, sentendosi più tutelato. In giro per il Paese ce ne sono un centinaio in tutto, otto quelli provenienti dall’Italia. Ma la platea di chi a vario titolo vigila sulle elezioni è molto più ampia e sfiora i 900 addetti. Anche l’internazionale della destra sovranista, la Cpac, ha mandato i suoi: esponenti dei Maga, dei Patrioti europei e della Lega, il cui leader Salvini è un noto supporter di Orban. Venerdì, a due giorni dal voto, il premier ungherese ha gridato al complotto, accusando l’opposizione di preparare brogli. Ma i più preoccupati di un intervento scorretto nelle urne sono naturalmente gli sfidanti di Tisza, che hanno aperto un portale ad hoc, Tisztavalasztas.hu, per raccogliere le denunce.
«Qui la situazione sembra tranquilla», racconta il senatore del Pd Alessandro Alfieri, che insieme al senatore di Avs Giuseppe De Cristofaro e al deputato dem Vincenzo Amendola compone la delegazione Osce al seggio di via Ifjumunkas.
Ma sono i seggi dei paesini più piccoli, nelle aree più periferiche dell’Ungheria, quelli che preoccupano di più gli osservatori. Quelli dove Tisza si sta giocando davvero la partita.
«Una vittoria di Peter Magyar cambierebbe gli equilibri nella Ue – spiega Alfieri – perché riallaccerebbe i legami dell’Ungheria con l’Europa. Cambierebbe anche i rapporti atlantici, perché spezzerebbe le relazioni di Budapest con i Maga e con Trump».









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