Storie Web lunedì, Gennaio 19
Una norma per smettere di essere invisibili

Ogni giorno nel nostro Paese sette milioni di persone dedicano alcune ore della propria giornata ad assistere un familiare che soffre di una patologia cronica o vive una condizione di disabilità. In alcuni casi si tratta di qualche ora, ma per lo più è un impegno totalizzante. Genitori che hanno dovuto rinunciare in parte o del tutto al proprio lavoro; figli sovrastati dall’assistenza di un genitore spesso al limite della sostenibilità economica. Si tratta di individui che per amore e dedizione svolgono un compito del quale, se non ci fossero loro, dovrebbe farsi carico lo Stato. Sono i caregiver, figure complesse per il fatto di unire servizio e cura, che finora sono state quasi senza voce. Come se questa identità complessa (familiari o lavoratori?) ne avesse reso difficile la catalogazione rendendole prive di un riconoscimento giuridico ed economico. Oggi senza stipendio, domani senza pensione. Oggi senza tutele, domani anche. E soprattutto invisibili. Invisibili nonostante l’evidenza che risolvendo le carenze strutturali del sistema pubblico, i caregiver, stando a una delle associazioni che li raggruppa, generino con la loro attività un valore economico tra il 2,5 e il 3% del Pil italiano.

Nelle scorse settimane la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha annunciato un disegno di legge che si pone l’obiettivo di dare un riconoscimento a questo ruolo. I contenuti emergeranno meglio quando il testo sarà portato in Consiglio dei ministri, in gennaio dopo l’approvazione della manovra, per iniziare successivamente il suo iter parlamentare. Tuttavia gli elementi principali e caratterizzanti sono già stati chiariti tanto da essere stati al centro di un question time che ha visto l’opposizione esprimere non poche critiche.

Nel mirino, al momento, è soprattutto l’ammontare del riconoscimento economico sia perché fissa un prerequisito – ovvero che per averne diritto bisogna avere una soglia Isee pari a 15mila euro o non svolgere un’attività lavorativa o, nel caso in cui lo si faccia, non ricavarne un reddito superiore a 3mila euro lordi annui – sia perché l’entità dell’importo trimestrale è giudicata davvero esigua: 1.200, 400 al mese.

A favore dell’intervento della ministra due dati: il testo pone fine ad almeno un decennio di tentativi mai portati a compimento e la copertura prevista è di 257 milioni, di cui 207 milioni previsti dal Ddl di Bilancio e 50 milioni dal Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità. In ogni caso c’è un aspetto significativo in questo passaggio che può anche superare la necessaria dialettica tra le parti: lo spostamento del tema dalla dimensione privata, la famiglia, a quella pubblica, la collettività.

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