
Un cardiochirurgo di fama mondiale assume la delega più ambita in una giunta veneta a trazione padovana che premia i sindaci. Alberto Stefani ha presentato stamattina a Venezia la sua squadra di governo, partendo dall’assessorato principe: la Sanità va al “tecnico” Gino Gerosa, professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università di Padova e direttore dell’Uoc di Cardiochirurgia dell’Azienda ospedaliera-Università di Padova. Un luminare di fama internazionale, autore di trapianti innovativi che hanno segnato molte “prime volte” a livello italiano e globale. Con lui, in una giunta di dieci assessori (sette uomini e tre donne) e due consigliere delegate, entrano sette tra sindaci ed ex sindaci: una scelta rivendicata da Stefani, a sua volta ex primo cittadino, che nei primi minuti di festeggiamenti aveva promesso di essere “sindaco dei veneti”.
La rappresentanza padovana
Se la maggioranza assoluta va al “partito dei sindaci”, Gerosa è la ciliegina su una torta che assegna a Padova la fetta più grossa: oltre al presidente di Regione e all’assessore alla Sanità, la Città del Santo piazza in giunta l’ex sindaco Massimo Bitonci, che assume la delega alle Imprese lasciando il suo posto di sottosegretario al Mimit. E dalla stessa provincia provengono gli assessori al Bilancio Filippo Giacinti (FdI) e ad Ambiente e protezione civile Elisa Venturini (Forza Italia). Dalle parti di Stefani smussano: Padova, si ricorda, è la provincia più popolata del Veneto, e Gerosa, padovano ad honorem, è di origini trentine (Rovereto).
La pattuglia dei leghisti
A rappresentare la Marca trevigiana orfana di Luca Zaia c’è Paola Roma che, con le deleghe al Sociale e all’abitare, si prende un assessorato la cui istituzione era stata promessa da Stefani in campagna elettorale. Con lei e Bitonci completa la pattuglia dei leghisti Marco Zecchinato, a cui va la delega all’Urbanistica. Visto che Stefani ha rinunciato a un assessore del Carroccio per far posto a Gerosa, la Lega, così come la rappresentanza femminile, riguadagna spazio grazie alle due consigliere delegate Morena Martini (Partecipazione giovanile) ed Elisa De Berti, già vice di Zaia, che prenderà a mano Infrastrutture e attuazione del programma. Il tutto, accenna Stefani, “in vista anche dell’istituzione della figura del sottosegretario” che oggi lo Statuto non prevede.
La superstite della precedente giunta
L’unica superstite della scorsa giunta è l’assessora di FdI Valeria Mantovan, subentrata l’anno scorso a Elena Donazzan: avrà Formazione e cultura, mentre il Lavoro va, col Turismo, al collega di partito Lucas Pavanetto, che Stefani ha scelto come vicepresidente. Completano il drappello di FdI il feltrino Dario Bond (Agricoltura e Montagna), l’unico a sconfiggere Zaia nella propria provincia, e Diego Ruzza (Trasporti e mobilità). »Abbiamo messo al centro la qualità, è una scelta che rivendico con piacere», commenta Stefani, promettendo di aprire presto il tavolo per la sburocratizzazione con le associazioni di categoria e ricordando di aver nominato l’esecutivo senza arrivare all’ultimo giorno disponibile.
Il “veterano” Gerosa
Il presidente più giovane d’Italia, 33 anni, non fa dell’anagrafe una bandiera esasperata: l’età media è di 52 anni, sette in più di quelli dell’ultima giunta Zaia. Il “veterano” è Gerosa, 68 anni ma idee chiare sul futuro: «Se vogliamo garantire il sistema universalistico sanitario dobbiamo essere assolutamente innovativi, dobbiamo reingegnerizzare l’organizzazione sanitaria e fare informazione e formazione anche sui cittadini» Nelle foto di gruppo oggi mancava solo Bitonci, trattenuto da un impegno istituzionale. Non sarà più sottosegretario ma, afferma in una nota, «quando il Presidente chiama, non si può che rispondere positivamente».











