
Nel sistema ricostruito durante l’attività investigativa delle Fiamme gialle, l’organizzazione avrebbe operato «dietro la facciata di una presunta “community” finalizzata al benessere dei propri affiliati». «In realtà, dietro tale struttura – sottolinea in una nota la Guardia di Finanza – si celava un sistema fraudolento che proponeva investimenti ad alto rendimento, presentati come particolarmente vantaggiosi e remunerati tramite la causale “cashback”, nel tentativo di eludere i controlli».
Dai 20 agli 85 anni
A far funzionare il meccanismo, sarebbe stato il rapporto di fiducia instaurato «dai falsi promotori finanziari con le vittime, dai 20 a 95 anni, molte delle quali avrebbero investito risparmi personali, pensioni o, in alcuni casi, denaro ottenuto tramite prestiti».
Il sistema si «autoalimentava grazie al passaparola e ai social network, trasformando gli stessi investitori in promotori, incentivati con compensi proporzionati al numero di nuovi clienti reclutati e alle somme versate». Dalle indagini sarebbe emerso «uno schema Ponzi diffuso in numerose province italiane, tra cui Ancona, Roma, Milano, Palermo, Napoli, Torino e Bari».
Non è tutto. Perché a rendere credibile l’operazione, avrebbero contribuito anche «strumenti apparentemente professionali, come una carta di debito fisica personalizzata e un’applicazione digitale che simulava un servizio di home banking». Non tutto però è andato liscio, perché il «meccanismo si sarebbe arrestato quando le richieste di rimborso hanno superato i nuovi versamenti: a quel punto, i promotori non avrebbero più restituito né interessi né capitale».









