BRUXELLES – Permangono ancora divisioni tra i Ventisette sulla possibilità di sanzionare Israele per gli atti di guerra a Gaza e in Libano. La discussione di ieri in Lussemburgo tra i ministri degli Esteri ha messo in luce le pressioni sempre più evidenti di alcuni paesi membri, ma per ora l’idea di sospendere in toto o in parte l’Accordo di associazione non ottiene il sostegno necessario. Ciò detto, sanzioni contro i coloni estremisti potrebbero essere decise una volta che si sarà insediato il nuovo governo ungherese.
«Alcuni paesi hanno proposto la sospensione dell’Accordo di associazione, parziale o totale – ha spiegato ieri alla fine della riunione ministeriale in una conferenza stampa l’Alta Rappresentante Kaja Kallas -. Altri si sono opposti (…) Sospendere almeno parzialmente l’intesa richiede una maggioranza qualificata di paesi a favore. Ci vorrà un cambiamento di atteggiamento di alcuni paesi per eventualmente raggiungere questo obiettivo».
Sono emerse due posizioni antitetiche. Quella spagnola per bocca del ministro degli Esteri José Manuel Albares che, come preannunciato nei giorni scorsi, ha chiesto la fine dell’Accordo di associazione con Israele: «La credibilità dell’Europa è a rischio», ha spiegato. L’altra posizione, di segno contrario, è venuta dalla Germania. Qualsiasi sospensione dell’intesa con lo Stato ebraico sarebbe «inappropriata», ha detto il ministro degli Esteri Johann Wadephul.
Per ora, la sospensione tout court dell’Accordo di associazione non appare possibile, anche perché richiederebbe l’unanimità dei paesi membri. Resta la possibilità di sospendere la parte commerciale dell’intesa, per la quale basterebbe la maggioranza qualificata dei paesi membri. Secondo le statistiche comunitarie, l’Unione europea è attualmente il primo partner commerciale di Israele, con un interscambio di merci pari a 43 miliardi di euro nel 2024.
Spiegava ieri sera un diplomatico: «La posizione dell’Italia sarà cruciale perché potrebbe spostare i voti nella direzione di una sospensione parziale». Ieri la diplomazia italiana si è voluta prudente, anche se Roma ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo bilaterale dedicato alla difesa. Ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Non ci sono né le condizioni numeriche né politiche» per una sospensione dell’intesa.
