Cremlino: incontro Putin-Zelensky-Trump solo per firmare accordo
Un incontro trilaterale tra Russia, Stati Uniti e Ucraina a livello presidenziale può avvenire per «finalizzare l’accordo», ha sottolineato oggi il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. «Qui dobbiamo concordare che i tre presidenti dovrebbero incontrarsi solo per finalizzare accordi o, come dicono gli americani, un accordo. Questo è probabilmente vero», ha affermato il portavoce del Cremlino. Per quanto riguarda la prospettiva di organizzare un incontro tra il presidente russo e Zelensky, «per il momento limitiamoci a ricordare le sue dichiarazioni della scorsa settimana e chiediamoci: ha senso incontrarsi al livello più alto se il regime di Kiev mantiene ancora una simile posizione? Come possono anche solo immaginarlo?», ha aggiunto. Peskov ha poi sottolineato però che l’invito a Zelensky di recarsi a Mosca resta valido. «Putin mantiene sempre la parola data», ha chiosato Peskov.
L’Ue tira dritto sul supporto a Kiev
Sul fronte europeo, la Commissione di Ursula von der Leyen ha adottato una proposta per consentire all’Ue di diventare membro fondatore della commissione internazionale per il risarcimento dei danni di guerra all’Ucraina. La proposta – si legge in una nota dell’esecutivo comunitario – dovrà ora essere approvata dai Paesi membri e dal Parlamento Ue. La commissione, istituita il 16 dicembre scorso a L’Aja sotto l’egida del Consiglio d’Europa, sarà competente per esaminare, valutare e decidere sulle domande di risarcimento relative a danni, perdite e lesioni causati dalla Russia in Ucraina e alla popolazione ucraina. «Se si inizia una guerra, si paga il conto. E mentre l’invasione su vasta scala dell’Ucraina entra nel suo quinto anno, il prezzo dell’aggressione russa non fa che aumentare», ha dichiarato l’Alta rappresentante, Kaja Kallas. «Centinaia di miliardi saranno necessari per ricostruire le case e le infrastrutture ucraine e per bonificare il Paese dagli esplosivi sparsi. Ogni cittadino ucraino – ha sottolineato – può già presentare richieste di risarcimento per danni, perdite o lesioni grazie alla Commissione per i risarcimenti. E quando la guerra sarà finita, la Russia dovrà pagare per i danni che ha causato». L’Ue aveva firmato a dicembre la convenzione istitutiva della commissione insieme ad altri 35 Paesi, impegnando fino a un milione di euro per sostenerne l’avvio nell’ambito del Consiglio d’Europa. Il nuovo organismo si fonda sul lavoro già svolto dal registro dei danni, creato nel maggio 2023 per raccogliere e catalogare le richieste di risarcimento ammissibili.
Sempre a Bruxelles ci si sta muovendo per superare il veto dell’Ungheria sulla concessione del prestito all’Ucraina da 90 miliardi: «Non posso confermare che ci sia una discussione specifica tra la presidente von der Leyen e il primo ministro Orbán, ma è chiaro che ci sono discussioni in corso con Orbán su questo argomento a vari livelli», ha detto la capo portavoce della Commissione Ue Paula Pinho rispondendo alle domande dei cronisti nel consueto briefing con la stampa.
«La presidente» Ursula von der Leyen, ha poi ricordato Pinho, «ha ribadito e rassicurato che in un modo o nell’altro concederemo il prestito e che ci sono diverse opzioni che utilizzeremo. Al momento le stiamo esaminando e discutendo, valutandone la fattibilità con gli Stati membri e il Parlamento». «In questa fase – ha proseguito la portavoce della Commissione – non entrerò nel merito delle opzioni specifiche. Quello che posso dire è che le stiamo esaminando ulteriormente, discutendone con tutte le parti interessate, ovvero gli Stati membri e il Parlamento».
Nel frattempo Orbán accusa Kiev di tramare per togliere energia a Budapest. «Ho ascoltato i rapporti dei servizi di sicurezza nazionale e vedo che l’Ucraina sta preparando ulteriori azioni per interrompere il sistema energetico ungherese. Ho ordinato una maggiore protezione delle infrastrutture critiche, il dispiegamento di truppe ove necessario, una maggiore presenza della polizia e il divieto di utilizzo dei droni nella contea di Szabolcs-Szatmár-Bereg. L’Ungheria non può essere ricattata». Così il primo ministro ungherese in un video pubblicato sui canali social di Zoltan Kovacs, portavoce del governo.









