Come ricorda la testata ucraina, nel corso di esercitazioni congiunte gli operatori ucraini di droni hanno sconfitto le forze Nato: un segnale del fatto che la Russia stessa potrebbe essere in grado di fare lo stesso. Cavo Dragone ricorda che Mosca dovrebbe reintegrare le proprie scorte e reclutare più personale, ma ha anche “molta esperienza” che “custodirà gelosamente”. Di contro, l’Alleanza sta anche ottenendo informazioni su come combattono i russi dai partner ucraini: un elemento che andrebbe a “bilanciare la situazione”, spiega. Nel mentre, gli alleati stanno già riadattando i propri obiettivi di capacità per il futuro “per trovare il giusto equilibrio tra le armi convenzionali tradizionali e le nuove armi tecnologicamente avanzate, e anche armi economiche, ’good enough’ (”sufficientemente buone”), che possano essere utilizzate in questo tipo di teatro”. Sul versante del raggiungimento dell’obiettivo di spesa del 5% del pil, il presidente del comitato militare della Nato afferma che i Paesi alleati si stanno “muovendo nella direzione giusta”, ricordando al contempo che il 2026 è il primo dei dieci anni a disposizione per raggiungere quella cifra, divisa in 3,5% per i requisiti fondamentali della difesa e l’1,5% per la spesa più ampia legata alla sicurezza. “Anche l’industria sta cambiando molto per essere in grado di soddisfare i nostri requisiti”, prosegue, ammettendo che serve “fare di più” nell’ambito della velocità degli appalti. “Stiamo anche facendo un buon lavoro sui requisiti condivisi tra più nazioni”, elemento che garantisce scala di produzione e riduzione dei costi, prosegue: “Penso che dovremmo essere soddisfatti”.
Rispetto al personale, invece, Cavo Dragone riconosce che potrebbe trattarsi di un “collo di bottiglia” ma che l’Alleanza dispone degli “strumenti per cercare di evitarlo”. La parte del 5% del pil dedicata al personale “sarà una forza motrice nel trasformare la vita militare in un modo che la renda più attraente”, anche se la strategia funziona meglio in certi Paesi che in altri. Sempre più Paesi Nato si stanno muovendo nella direzione giusta, tra coscrizione e forze di riservisti, “ma bisogna fare di più”, sottolinea. Infine, per quanto riguarda la ricostituzione delle scorte impiegate in Ucraina, l’ammiraglio sottolinea il pregio di investire nell’industria ucraina, “che, onestamente, ha meno limiti dei nostri” in termini di certificazione. “Questo è un processo lungo che dobbiamo risolvere. Ma ancora, dobbiamo aiutare a costruire in Ucraina, fare joint venture con gli ucraini, perché ora sono anche fornitori di sicurezza. Sembra strano, ma è così.
Penso che li sosterremo nel miglior modo possibile, per tutto il tempo che sarà necessario”. Per quanto riguarda la diminuzione delle forze Usa di stanza in Europa, il presidente del comitato militare della Nato ritiene che si tratterà di una “transizione fluida” se fatta in “modo intelligente, come dovremmo fare e come stiamo pianificando di fare”. Gli alleati riconoscono che gli Stati Uniti debbano “dirottare parte dell’attenzione, parte del potere, parte dell’energia altrove”, data la “situazione di confronto multi-teatro che ci aspettiamo nel prossimo futuro. Quindi stiamo procedendo in quella direzione, ma in coordinamento tra gli alleati”, in modo che possano “riempire il vuoto che gli Stati Uniti potrebbero lasciare. E questo sarà un processo coordinato che gestiremo insieme”. In termini delle lacune di capacità più cruciali che si verrebbero a creare con un ritiro Usa, Cavo Dragone indica il trasporto aereo strategico e le capacità di attacco di precisione in profondità. “E stiamo lavorando su tutte queste, naturalmente: gli attacchi di precisione, la guerra elettronica e l’intelligence, sorveglianza e ricognizione”, afferma.
“Queste sono capacità preziose che gli Stati Uniti stanno fornendo alla Nato. Se dovessero toglierle, reagiremo di conseguenza. Ma queste sono quelle più critiche. E stiamo già lavorando per essere in grado di colmare questo tipo di lacune”.