Storie Web venerdì, Luglio 17

Donald Trump è atteso ad uno dei suoi discorsi più controversi in prima serata americana: un intervento dalla Casa Bianca rivolto alla nazione e dedicato anzitutto alle elezioni. O meglio, da quanto emerso dalle indiscrezioni, alla sicurezza delle urne, alla cosiddetta “integrità” elettorale, contro rischi di truffe ai suoi danni. Il che a suo avviso significa anzitutto battersi, alla vigilia del nuovo voto di midterm, per riforme e giri di vite accusati invece dai critici e dall’opposizione democratica di voler anzitutto limitare il diritto di voto e intimidire gli elettori.

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Di più. Trump ha promesso “grandi annunci”. Intenderebbe ancora una volta sostenere, quale prova di presunte cospirazioni ai suoi danni, di aver vinto la corsa presidenziale del 2020, quella che ha al contrario perso a vantaggio di Joe Biden come confermato anche dall’esito negativo della miriade di cause legali che i suoi alleati avevano intentato per ribaltare il risultato. Ripetutamente smentita dai fatti, in particolare, la tesi di un voto diffuso di immigrati irregolari o illegali, che non ne hanno diritto.

Al cuore delle sue rivendicazioni compare adesso un rapporto commissionato dalla sua stessa amministrazione su presunte interferenze straniere nelle urne del 2020. Già in passato, il presidente e i suoi alleati hanno sostenuto l’esistenza di simili operazioni ai suoi danni, arrivando ad accusare senza fondamento aziende di tecnologie elettorali di aver manipolato gli esiti, a volte in combutta con paesi esteri quali il Venezuela. In realtà stando a indagini ed esperti l’unico caso importante di tentata interferenza internazionale è avvenuto nel 2016, da parte della Russia e a favore di Trump.

Oggi questo dibattito avviene in un clima di alta tensione in vista di un nuovo appuntamento elettorale cruciale: le elezioni di novembre per il rinnovo del Congresso. Il partito repubblicano, scosso oggi dalla bassa popolarità di Trump sotto il 40%, rischia di perdere la sua risicata maggioranza sia alla Camera che, forse, al Senato. E un successo democratico anche solo in uno dei due rami del Parlamento renderebbe molto difficile per Trump perseguire la sua agenda nella seconda metà del suo mandato. Potrebbe piuttosto aprire la strada a inchieste parlamentari sul comportamento suo e della sua amministrazione.

Trump, con gli occhi puntati sull’appuntamento elettorale, ha finora insistito a gran voce sulla necessità di adottare il Save America Act, proposta di legge che fa scattare strette sulle verifiche dell’identità dei votanti, attraverso, ad esempio, la richiesta di presentare passaporto o certificato elettorale. E metterebbe al bando di fatto buona parte del voto via posta. Un progetto che tuttavia lascia freddi anche una serie di repubblicani e ad oggi non è parso avere chance.

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