Storie Web sabato, Aprile 5
Notiziario

Sei funzionari del Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti sono stati licenziati su ordine diretto del presidente Donald Trump, all’indomani di un incontro nello Studio Ovale con Laura Loomer, attivista dell’estrema destra americana. Lo rende noto il New York Times. Loomer, nota per aver diffuso teorie complottiste sugli attentati dell’11 settembre e per la sua militanza digitale al servizio di Trump, ha presentato personalmente una lista di nomi ritenuti “sleali” nei confronti del presidente. L’elenco è stato discusso davanti a membri del governo e dello staff, con il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Waltz relegato a ruolo marginale. Poche ore dopo, è partita l’epurazione.

La Casa Bianca nega il collegamento diretto tra la visita di Loomer e i licenziamenti, ma l’episodio conferma la centralità che ha assunto il criterio della “lealtà personale” nell’amministrazione Trump 2.0, spesso superiore a quello della competenza tecnica. E rivela la crescente influenza di figure esterne e non istituzionali nella definizione dell’organigramma di vertice della sicurezza nazionale.

La politica delle liste nere

La lista di nomi portata da Loomer è solo l’ultima incarnazione di un fenomeno più ampio: la politica delle liste nere. Funzionari pubblici, diplomatici, analisti, giudici: tutti potenziali bersagli se percepiti come “non allineati”. Il licenziamento di figure chiave come Brian Walsh (intelligence), Maggie Dougherty (organizzazioni internazionali) e Thomas Boodry (affari legislativi) dimostra quanto questa logica possa essere devastante per la macchina dello Stato.

Ma Loomer non agisce da sola. Negli ultimi mesi ha attaccato pubblicamente numerosi funzionari — tra cui un alto membro dell’intelligence accusato di essere transgender e “di odiare il presidente Trump” — e ha fondato una società per la raccolta di “ricerche di opposizione”. Chi viene “Loomered”, come si dice nei circoli trumpiani, è praticamente finito. Il licenziamento è solo il passaggio finale di un’aggressione già iniziata online.

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La lealtà come criterio assoluto

L’intervento di Loomer nello Studio Ovale, con il presidente che ascolta e agisce, segna un nuovo livello di personalizzazione del potere. La valutazione della fedeltà personale è ormai diventata più rilevante di ogni altra considerazione: esperienze pregresse, curriculum, perfino il ruolo strategico svolto dai funzionari nei dossier più delicati sembrano passare in secondo piano.

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