Storie Web domenica, Ottobre 11

Scontro totale tra Washington e Kiev: Trump scarica Zelensky e chiede un nuovo leader in Ucraina

È rottura aperta tra Casa Bianca e presidenza ucraina. Furioso per il rifiuto di Volodymyr Zelensky di fermare i raid contro le raffinerie russe e per le durissime contestazioni di Kiev all’accordo sul diesel tra Stati Uniti e Russia, Donald Trump ha rotto ogni indugio diplomatico, arrivando a chiedere apertamente le dimissioni del leader ucraino.

L’attacco del tycoon e l’asse con Mosca

Le parole pronunciate da Trump prima di un comizio in Tennessee segnano uno strappo senza precedenti. Accusando Zelensky di voler danneggiare il mercato globale e gli agricoltori, il presidente statunitense ha dichiarato che «è giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», suggerendo la nomina di un leader «in grado di raggiungere un accordo». Al centro delle pressioni americane c’è l’immediata cessazione degli attacchi ucraini agli impianti petroliferi russi, ritenuti da Washington responsabili dell’aumento dei prezzi del carburante negli Stati Uniti: un fattore interno esplosivo a poche settimane dalle elezioni di mid-term.

La svolta segue un colloquio telefonico di un’ora e mezza tra Trump e Vladimir Putin, descritto come particolarmente disteso e caloroso. A Mosca l’uscita del tycoon è stata accolta con trionfalismo: l’inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev ha definito le dichiarazioni «iconiche e storiche», rilanciando sui social una copertina del Time intitolata «The Endgame».

La replica di Kiev e l’allarme per i raid russi

Zelensky non arretra e respinge la linea di Washington, definendola una dimostrazione di debolezza. Sul campo, l’intesa tra Usa e Russia sullo stop alle sanzioni al gasolio si è incrociata con una nuova ondata di sangue: cinque bombe guidate russe hanno centrato edifici residenziali a Zaporizhzhia, provocando 20 morti – tra cui tre bambini – e 18 feriti. «La Russia ha espresso il suo ringraziamento per la revoca delle sanzioni sul diesel massacrando civili», ha denunciato il capo di Stato ucraino, che ha incassato la vicinanza telefonica di Emmanuel Macron e ribadito la necessità di intensificare, non allentare, le misure per colpire la macchina bellica del Cremlino.

L’attività militare di Kiev oltreconfine è proseguita a ritmo serrato: attacchi con droni hanno paralizzato lo spazio aereo di Mosca, costringendo persino il velivolo governativo che riportava Putin dal Turkmenistan a una deviazione verso San Pietroburgo. Di fronte a questa intransigenza, l’amministrazione Usa ha alzato la posta minacciando di sospendere la condivisione di informazioni di intelligence con le forze armate ucraine.

Il fronte europeo e l’incognita delle trattative

La decisione della Casa Bianca ha provocato profonda irritazione anche a Bruxelles. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha puntato il dito contro i costi umani e strategici della mossa americana, ricordando gli oltre 80 civili ucraini uccisi in sole 48 ore e avvertendo che lo sblocco dell’export di carburante garantirà a Mosca risorse vitali per prolungare l’aggressione; l’Unione Europea ha già annunciato che procederà con un nuovo pacchetto di sanzioni.

Nonostante il quadro teso, Washington continua a ventilare l’ipotesi di una mediazione parallela. L’inviato speciale Steve Witkoff ha definito «costruttivo» il round di negoziati svoltosi a Miami e valuta, insieme a Jared Kushner, un viaggio a Mosca nelle prossime settimane. Tuttavia, l’abbandono anticipato del tavolo da parte della delegazione ucraina segnala una distanza che, con il disconoscimento politico di Zelensky da parte di Trump, appare ormai difficilmente colmabile.

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