Storie Web giovedì, Aprile 3
Notiziario

Tutto è pronto per la cerimonia del Liberation Day, degna del nome altisonante dato da Donald Trump all’annuncio del grande disegno dei dazi con il quale vuole riscrivere le regole del commercio mondiale sotto le bandiere di America First. Una cerimonia nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, la prima del suo nuovo mandato. Alla presenza della squadra al completo della sua amministrazione, dei ministri che fanno quadrato attorno alla sua controversa strategia e a volte cercano di affinarla.

Non un semplice ordine esecutivo, dunque, firmato sotto i riflettori ma al chiuso, nello Studio Ovale. Piuttosto un evento in pompa magna, indicato dal segretario al Tesoro Scott Bessent per il pomeriggio, volto a segnare la giornata a Washington e a trovare eco nelle capitali estere. Pensato per diventare una delle sue più influenti eredità.

La portavoce Karoline Leavitt ha riassunto così il messaggio del presidente sul giro di vite nell’interscambio, che sfida critiche di economisti, appelli di leader stranieri e paure delle aziende: «Un piano di tariffe che disferà le pratiche sleali che hanno derubato il nostro Paese per decenni». Ha precisato che al momento non sono neppure previste esenzioni, perché «è ora che un presidente attui un cambiamento storico per fare ciò che è giusto per il popolo americano».

È un piano, di sicuro, con una accurata coreografia per essere preso sul serio, fin dalla data prescelta. Quel 2 aprile che uno scaramantico Trump ha preferito al più tradizionale primo giorno del mese, per scacciare anche solo il dubbio di esagerazioni o scherzi. «Non volevo rischiare di non essere creduto», ha spiegato ripetutamente descrivendo la sua strategia come «permanente» e i dazi come «la più bella parola nel vocabolario».

Ambiziosi sono sicuramente gli obiettivi evocati, molteplici e che stando a quanto emerso troveranno spazio nell’evento. Rafforzare il made in Usa, strappare concessioni economiche e politiche ai partner, riempire le casse del governo con proventi che possono finanziare sgravi fiscali e persino rimborsi una tantum agli americani. Tutto esercitando poteri economici d’emergenza del presidente per regolare transazioni davanti a «minacce» dall’estero. Sommando i dazi del Giorno della Liberazione ad altri su specifici settori, la Casa Bianca sogna di rastrellare fino a 6mila miliardi di dollari in dieci anni.

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