Donald Trump approva la fucilazione per Nidal Hasan, condannato a morte nel 2009 per l’attacco nella base militare di Fort Hood nel quale ha ucciso 13 persone e ne ha ferite 32. Hasan è stato condannato negli anni scorsi da una giuria militare al termine di un processo di corte marziale in cui l’imputato aveva rinunciato a difendersi.
Tutto avviene con un tempismo singolare, a pochi giorni dalla mancata esecuzione di Christa Pike, per inefficacia dell’iniezione letale, con la pena di morte che diventa immancabilmente arma propagandistica e argomento di dibattito in vista delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth «ha raccomandato», e il presidente Usa «ha approvato, la condanna a morte tramite fucilazione da parte di un plotone d’esecuzione dell’esercito statunitense per il terrorista condannato Nidal Malik Hasan», che aveva urlato «Allah Akbar durante l’attacco. Il segretario alla Difesa deciderà l’ora e il posto dell’esecuzione. Il giorno del giudizio per Hasan è finalmente arrivato», ha detto il portavoce del Pentagono Sean Parnell.
Hasan, ex psichiatra dell’esercito, rispondeva per la strage di 13 commilitoni a Fort Hood avvenuta sempre nel 2009. Tutti i morti tranne uno erano soldati, tra cui una soldatessa incinta che si era buttata per terra implorando perché fosse risparmiato il figlio ancora non nato. La sparatoria finì solo quando Hasan fu colpito alla schiena da un militare che aveva reagito al fuoco.
L’ex maggiore è rimasto paralizzato dalla vita in giù. L’ex psichiatra, musulmano di origini palestinesi, aveva detto di aver agito per proteggere ribelli islamici all’estero dall’aggressione degli Stati Uniti. Aveva ammesso di aver aperto il fuoco in un’affollata sala d’aspetto dove decine di soldati aspettavano l’ultima visita medica prima del dispiegamento al fronte in Iraq e Afghanistan.









