
Le risorse ci sono. E bastano a coprire larga parte degli investimenti attuati dalle imprese. Di fronte al riaccendersi delle incertezze intorno ai fondi a disposizione per Transizione 5.0, fonti del ministero delle Imprese e del Made in Italy rassicurano sui finanziamenti a disposizione e chiariscono come la partita non sia ancora chiusa: l’ultima data utile per comunicare il completamento dei progetti è il 28 febbraio e solo a quel punto sarà possibile avere il quadro definitivo di eventuali risorse mancanti.
Le quote disponibili
A oggi per Transizione 5.0, il sostegno alla trasformazione digitale ed energetica, sono disponibili 2,750 miliardi, chiariscono fonti del Mimit: si tratta di 2,5 miliardi ad esito della rimodulazione Pnrr e altri 250 milioni aggiunti a fine anno con il decreto Transizione 5.0, che attende il via libera del Parlamento (domani sarà al vaglio della commissione Ambiente del Senato e poi in Aula). A questi stanziamenti si aggiungono gli 1,3 miliardi previsti dalla legge di Bilancio attualmente destinati a Transizione 4.0: di fatto le domande non coperte di Transizione 5.0, utilizzerebbero dunque il programma di Transizione 4.0, un po’ meno apprezzato dalle imprese perché con un credito d’imposta fino al 20% (a fronte dell’aliquota fino al 45% prevista di 5.0). Queste risorse, puntualizzano le fonti del Mimit, coprono sicuramente tutti gli investimenti conclusi e certamente larga parte di quelli per i quali a oggi sono stati versati gli acconti. Nello specifico, ad oggi ammontano a 1,359 miliardi di euro gli investimenti conclusi e verificabili, ovvero quelli che sicuramente accederanno al beneficio. Ci sono poi altri 2,1 miliardi di euro di progetti per i quali è stato versato l’acconto del 20%: ma in questo caso i numeri sono ancora ballerini, perché alcuni investimenti potrebbero non essere stati portati a termine entro il 31 dicembre o potrebbe essere rivista al ribasso la loro portata. Ci sono infine circa 1,3 miliardi di investimenti ad oggi solo prenotati: anche in questo caso la cifra potrebbe essere alla fine rivista al ribasso.
Preoccupazione delle categorie
Il nodo delle risorse a disposizione, tuttavia, preoccupa. Già nei giorni scorsi alcune associazioni di categoria avevano lanciato l’allarme sulla copertura “insufficiente”. «Annunciare numeri senza coperture non crea investimenti. Giocare con miliardi di euro sulla pelle delle imprese è irresponsabile», rilancia il capogruppo del M5s in Senato Stefano Patuanelli, che chiede di «tornare subito a Transizione 4.0 come è stato pensato e messo a terra nel 2019/2020 prima che sia troppo tardi».










