
Sulla pirateria la Lega Serie A ha deciso di portare avanti «una lotta senza quartiere». Concetto, questo, che l’ad Luigi De Siervo intende rilanciare ancora di più a seguito del botta e risposta con Cloudflare. L’azienda Usa, fra i leader al mondo nelle Cdn (le reti di distribuzione dei contenuti via internet), è stata colpita da una sanzione di 14 milioni decisa dall’Agcom per le reiterate violazioni delle norme per la tutela del diritto d’autore online. Nel weekend il ceo Matthew Prince ha commentato su X con dichiarazioni durissime e riferimenti a possibili stop agli investimenti e ai servizi resi disponibili sul mercato italiano.
Dichiarazioni inaccettabili, replica De Siervo al Sole 24 Ore. «Ho visto solo molta aggressività e un senso di superiorità rispetto a un sistema di regole europee. Nessuna azienda può pensare di essere al di sopra delle leggi». Per l’ad della Serie A il tema non è tecnico, ma di responsabilità. «Quando si parla di infrastrutture digitali si tende a confondere il ruolo neutrale della tecnologia con l’uso che se ne fa. Qui non si chiede a nessuno di censurare contenuti, ma semplicemente di impedire che determinate infrastrutture tecniche siano utilizzate per consentire o facilitare attività illegali». E sulle minacce di Cloudflare è netto: «Evocare ritorsioni o vendette non aiuta il confronto, anzi dà la misura di un approccio arrogante».
De Siervo allarga poi lo sguardo al contesto globale: «La pirateria online è un’industria che vale miliardi di dollari. Contrastarla non ha nulla a che vedere con la libertà di parola o con questioni geopolitiche: riguarda solo profitti enormi costruiti sull’illegalità». E aggiunge: «Come prova la piena collaborazione di molti altri fornitori di infrastrutture, bloccare i flussi illegali in modo rapido e mirato è possibile. Serve però collaborazione».
Per questo la Lega Serie A, riassume l’ad, ha deciso di continuare a investire con convinzione sul contrasto ai contenuti piratati. Del resto da ricavi da diritti Tv e radio arriva una parte importante del valore della produzione per la Serie A (38% secondo l’ultimo Report Figc). E non è un caso che ci siano lettere in partenza, con una richiesta secca di risarcimento danni, dirette ai pirati identificati nelle indagini portate avanti da Procure e Gdf. «Stiamo inviando oltre duemila lettere in cui chiediamo mille euro a chi è stato identificato dalla Guardia di Finanza come utilizzatore di piattaforme illegali. Lo riteniamo un passaggio necessario per far capire che non esistono più zone grigie».
Il cuore del messaggio è la fine dell’anonimato. «C’è ancora l’illusione di essere invisibili, ma ogni violazione digitale lascia tracce precise e indelebili», sottolinea De Siervo. «Ma invece anche a distanza di anni, quelle tracce possono essere ricostruite e portare a una sanzione». E c’è un ulteriore rischio, spesso ignorato: «Ogni volta che si compie una transazione illegale online si consegnano i propri dati a circuiti opachi, che possono usarli o rivenderli».











