Si è conclusa a Tokyo un’iniziativa che ha segnato un ulteriore passo avanti nel rafforzamento della cooperazione strategica tra Italia e Giappone. La prima tornata di consultazioni bilaterali tra i due Paesi dedicata al settore spaziale è nata con l’obiettivo di creare le condizioni per rinsaldare i legami tra Roma e Tokyo in un ambito che, al di là di ricerca ed esplorazione, ha implicazioni crescenti di politica industriale, estera e di sicurezza.
Nel corso della due giorni di incontri – promossa dall’Ambasciata d’Italia a Tokyo in collaborazione con la Presidenza del Consiglio, l’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Ice e i ministeri degli Esteri, della Difesa, e dell’Università e della Ricerca – c’è stato un confronto sui rispettivi sistemi di governance delle attività spaziali e sulle politiche commerciali. Dagli incontri sono emerse alcune potenziali linee di sviluppo tra le quali spicca il settore dell’esplorazione. Roma e Tokyo sono coinvolte in Artemis, il programma della Nasa che punta a riportare l’uomo sulla Luna (e che ha recentemente subìto una battuta d’arresto con l’esplosione in rampa di lancio di un vettore della Blue Origin di Jeff Bezos). I giapponesi produrranno un rover, mentre i loro colleghi italiani costruiranno un modulo abitabile per la superficie lunare.
Cooperazione
Sul fronte della cooperazione commerciale, dagli incontri è emerso l’interesse italiano per lo Strategic Space Fund (Ssf) giapponese, un fondo di sviluppo governativo da mille miliardi di yen (poco meno di 6,3 miliardi di dollari) che ha tre ambiziosi obiettivi: raddoppiare entro il 2030 le dimensioni – da 4mila a 8mila miliardi di yen – della space economy nipponica; accrescere la conoscenza dello spazio e delle tecnologie per la sua esplorazione; farne una leva per risolvere problemi sociali su scala globale. «I giapponesi – spiega una delle figure che hanno partecipato ai tavoli di confronto – sono aperti a collaborare con aziende italiane e questo è uno strumento che vogliamo esplorare».
Satelliti
Un altro potenziale settore di cooperazione è quello della messa in orbita dei satelliti. Il Giappone dispone di un lanciatore – l’H3 sviluppato dall’agenzia spaziale Jaxa e Mitsubishi Heavy Industries – e di una base di lancio che potrebbero rivelarsi una valida alternativa, in caso di colli di bottiglia in Europa. Reciprocamente i giapponesi potrebbero appoggiarsi a Vega.
In ambito diplomatico i due Paesi si sono detti interessati a collaborare a livello regolamentare in ambito Onu con l’obiettivo di accrescere la sostenibilità delle attività spaziali, e a coordinarsi nelle collaborazioni con Paesi terzi. «Italia e Giappone – spiega uno dei partecipanti agli incontri di Tokyo – sono medie potenze spaziali e sono viste come dei possibili modelli dai Paesi in via di sviluppo». I rischi di conflitto tra le priorità dei due Paesi sono minimi, visto l’interesse italiano per l’Africa e il Sud America e quello giapponese per l’Asia.









