Storie Web mercoledì, Febbraio 4
Todde: «No a Sardegna isola carcere con i detenuti del 41 bis»

La ricostruzione

«Il ministro ricostruisce la presidente della Regione – aveva assicurato che nessuna decisione sarebbe stata assunta senza il coinvolgimento delle istituzioni regionali». Tutto risolto? Non proprio. «Questo coinvolgimento, però, non c’è stato – ricostruisce la presidente ricordando, richiamando il verbale della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre, in cui il Sottosegretario alla Giustizia Delmastro ha fornito un’informativa che, secondo Todde, conferma l’esistenza di un disegno preciso -.

Nel documento si fa riferimento a sette carceri dedicate al 41 bis in Italia, preferibilmente localizzate nelle aree insulari, e vengono indicate, per la Sardegna, proprio le strutture di Bad’e Carros, Bancali e Uta.

Inoltre, rispetto ai 192 posti inizialmente previsti, è indicato un incremento di almeno il 20%, che porterebbe a circa 240 detenuti al 41 bis, oltre un terzo dell’intera popolazione nazionale sottoposta a questo regime». Una situazione respinta dalla presidente anche nel corso delle numerose manifestazioni.

Si penalizza l’isola e la sua economia

Una scelta che, secondo quanto sottolineato dalla presidente della Regione, ma anche dai sindaci dei Comuni interessati a questi trasferimenti, andrebbe a penalizzare le comunità locali, oltre che sull’intera isola.

«Parliamo di un impatto diretto sull’economia, sulla sicurezza dei territori – prosegue -, sulla sanità pubblica finanziata dai sardi e sull’esecuzione penale ordinaria, perché i detenuti sardi sarebbero costretti a scontare la pena fuori dalla Sardegna». Senza dimenticare i problemi che potrebbero sorgere «anche a livello di investimenti economici e di prospettive. Non e non ci meritiamo di essere considerati come la Cayenna d’Italia».

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