
Tra Veneto e Trentino si è consolidato un polo delle tecnologie quantistiche con un know-how all’avanguardia. Imprese, spin off universitari e start up ne fanno parte, spesso schierando in prima linea docenti e ricercatori universitari divenuti loro stesso imprenditori. Spiega Giuseppe Vallone, ordinario di Fisica sperimentale della materia dell’università di Padova: «Arriviamo da un lavoro di ricerca ventennale.
Le applicazioni
Il gruppo è nato all’inizio di questo secolo con il professor Paolo Villoresi, che ha iniziato a sperimentare tecnologie e comunicazioni quantistiche in canali satellitari. Da lì è partita poi un’intensa attività di ricerca per lo sviluppo di nuovi componenti, nuovi dispositivi, con l’obiettivo di realizzare protocolli di comunicazione quantistica o, più propriamente, Quantum key distribution».
La Qkd, punto di partenza per cifrare un messaggio in modo totalmente sicuro, ha un notevole potenziale di business. Ecco perché Vallone ha cofondato (ed è Cto) ThinkQuantum, spin off che sviluppa soluzioni proprio per la Qkd; nato nel 2021, ha 25 dipendenti ed è basato a Sarcedo, nel Vicentino. Non è un caso: socio industriale è Officina stellare, azienda specializzata in progettazione e produzione di strumentazione astronomico-spaziale, con sede a Sarcedo. «Lì abbiamo la linea di produzione dove vengono assemblati i dispositivi prima di essere spediti» spiega Vallone. «Invece a Padova abbiamo una sede distaccata che fa R&D, per essere più vicini all’università».
Le nuove sfide
Ex ricercatore dell’ateneo patavino è pure Tommaso Occhipinti. Originario di Vicenza, è cofondatore e Ceo di Qti, realtà specializzata in Qkd. In una fase storica segnata dalle crescenti (e costose) minacce del crimine cibernetico e della cosiddetta guerra ibrida, la comunicazione quantistica potrebbe mettere in sicurezza le reti, e senza necessità di particolari investimenti infrastrutturali. «La Qkd funziona – spiega Occhipinti –. È facile, è plug & play, ma deve ancora essere presentata come un elemento irrinunciabile nel settore delle comunicazioni critiche. Bisognerebbe accelerare il processo, perché può essere di grande aiuto sia al settore pubblico che alle industrie chiave, ad esempio quella manifatturiera, per difendersi dagli attacchi informatici». Vallone, Occhipinti e gli altri si sono ritrovati nelle scorse settimane al Future manufacturing summit di Rovereto, organizzato dall’acceleratore e investitore in start up manifatturiere Industrio Ventures, per fare il punto della situazione e valutare le prospettive.
Know how diffuso
A Padova c’è anche chi si occupa di calcolo quantistico: è la start up Rotonium, guidata da Roberto Siagri, fisico e imprenditore friulano già cofondatore di Eurotech. Ma il know-how quantistico è diffuso in tutto il NordEst, che dopo avere visto sfumare l’occasione di ospitare la fabbrica dei microchip (il caso Intel, finito nel nulla) ora ha l’occasione di avere le competenze giuste al momento giusto. A Trento c’è il Bec, cioè il Pitaevskii Center on Bose-Einstein Condensation: il progetto di uno dei suoi componenti, Gabriele Ferrari (ordinario di Fisica sperimentale della materia a Unitn), si è di recente aggiudicato un finanziamento dallo European Research Council nell’ambito del bando 2024 Erc Advanced Grant. L’obiettivo? Comprendere in laboratorio cosa possa essere accaduto subito dopo il Big Bang. Insomma, il NordEst è pronto. Ma, come rileva il vicentino Gabriele Catania, analista, «se è vero che esistono aziende all’avanguardia, occorre più sostegno pubblico, perché la partita quantistica, appena iniziata, non è solo economica, ma geopolitica».












