Vale 2,4 miliardi di euro di fatturato e 85mila nuovi addetti, con un gettito erariale di 500 milioni di euro che entrerebbero nelle casse dello Stato, la riforma della mobilità urbana non di linea in chiave di maggiore apertura del mercato, proposta da Muoviti Italia – movimento per la riforma della mobilità – in uno studio curato dal suo portavoce, l’economista dei trasporti e docente alla Bicocca Andrea Giuricin.
Numeri che fotografano l’impatto dell’ingresso di nuove licenze taxi e Ncc nei principali centri urbani, con un aumento della disponibilità del servizio e una riduzione dei tempi di attesa: la domanda c’è, l’offerta è insufficiente. Il nodo è squisitamente regolatorio. Il modello italiano ha rigidità stratificate negli anni, licenze a numero chiuso, vincoli territoriali e paletti nati in alcuni casi prima della mobilità on demand.
La Corte costituzionale ha richiamato più volte la necessità di calibrare interesse pubblico e concorrenza, mentre Antiturst e Autorità dei trasporti sollecitano da anni l’ampliamento dell’offerta dei servizi per migliorare qualità, efficienza e tutela dei consumatori. Lo studio incrocia queste indicazioni e mostra, con un’analisi di benchmark basata principalmente sulle esperienze di Francia e Portogallo, che la questione non è solo di principio, ma prettamente economica.
L’analisi mette in fila le distorsioni di un sistema che ha lasciato le città italiane con un rapporto taxi-popolazione tra i più bassi d’Europa. In Francia le licenze taxi sono circa 60mila, in Portogallo 21mila mentre in Italia si registrano appena 28mila licenze. Ma è il rapporto con la popolazione che spiega l’adeguatezza del servizio. E quindi se in Portogallo c’è un taxi ogni 526 persone, in Francia uno per 1.111 utenti, in Italia il servizio viene coperto con il rapporto di una macchina per oltre duemila utenti. Risultato, nelle città italiane la domanda inevasa nei momenti di picco arriva a toccare a Roma e Napoli il 50 per cento delle richieste. Non solo: c’è tutto il mondo degli Ncc a integrare l’offerta di mobilità. In Francia e in Portogallo le auto nere sono state recentemente oggetto di una riforma con un aumento di circa 56mila nuovi operatori in Francia e 36mila nuovi operatori in Portogallo. In Italia i numeri ancora molto frammentati parlano di circa 6mila driver, ma se si seguisse l’esempio dei due paesi si potrebbero avere nel giro di pochi anni almeno 40mila nuovi driver Ncc.
Sempre secondo lo studio in Italia una riforma che intervenisse anche sui soli Ncc senza sfiorare il settore dei taxi porterebbe un beneficio complessivo di 2,4 miliardi di euro di fatturato, «con la creazione di oltre 40mila nuovi posti di lavoro diretti e altri 45mila indiretti e indotti». Scontato il beneficio per le casse dello Stato: se si considera un’aliquota fiscale intorno al 20%, la creazione di 2,4 miliardi di euro di nuova economia potrebbe determinare un aumento delle entrate fiscali di circa 500 milioni di euro all’anno. «Questo importo – spiega lo studio – è superiore ai ricavi complessivi attualmente dichiarati dai tassisti in Italia». Vengono poi stimati anche gli impatti sul settore automotive con un ricambio più frequente del parco pari a 12mila nuove immatricolazioni l’anno, per un valore industriale di 400-600 milioni di euro. Infine per il turismo lo studio stima un maggiore indotto, diretto e indiretto, di 1,5 miliardi di euro.










