Arrivato a sfiorare i due miliardi di ricavi, da oltre 40 anni fieramente indipendente e, di fatto, guidato dai fondatori, il gruppo Dolce&Gabbana ha delineato negli ultimi quattro giorni una svolta. Brusca, ma necessaria. Venerdì era arrivata la conferma del “passo di lato” di Stefano Gabbana, che dal 1° gennaio ha lasciato il ruolo di presidente per mantenere “solo” quello di co-direttore creativo insieme a Domenico Dolce. Intatta la sua partecipazione (40%), restava da definire il ruolo di Stefano Cantino, che da settimane rumor davano in arrivo con un ruolo apicale non meglio precisato. Ieri la nota ufficiale: Cantino diventerà co-ceo con Alfonso Dolce e il fratello minore di Domenico Dolce sarà anche presidente. Manager esterni alla famiglia ce ne sono stati, in Dolce&Gabbana: il caso più recente è Fedele Usai, direttore generale fino a poche settimane fa e ora passato in Kering, ma Cantino è il primo ad assumere la massima responsabilità operativa della società.
Il caso del gruppo Prada: passaggio generazionale, non rallentamento
Una scelta simile a quella del gruppo Prada con la nomina di Andrea Guerra, per restare in Italia, o di Kering, al cui vertice, dallo scorso settembre, c’è Luca De Meo. Il primo arrivò nel gennaio 2023, non certo in un momento di crisi del gruppo fondato da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, anzi: il 2022 si era chiuso con ricavi netti di 4,2 miliardi, in crescita del 21% rispetto al 2021 e con un margine lordo al 78,8% dei ricavi, pari a 3,3 miliardi. Guerra fu chiamato per preparare il passaggio generazionale, non per stravolgere equilibri interni o strategie.
Il turn around chiesto a De Meo in Kering
Il secondo invece è stato scelto dalla famiglia fondatrice (i Pinault) per un vero turnaround. Dolce&Gabbana è in una situazione “ibrida”: ci sono debiti da rinegoziare (450 milioni) e strategie da rivedere, visto il rallentamento globale della moda e lo scenario geopolitico. Le vendite non sono in calo, al contrario della redditività, e l’immagine è fortissima: basti pensare al matrimonio del 2025, tra Lauren Sanchez e Jeff Bezos, con la sposa vestita in pizzo Dolce&Gabbana. O a Meryl Streep, che per Il diavolo veste Prada 2 ha scelto di farsi filmare in prima fila a un’unica sfilata, a Milano, quella donna di Dolce&Gabbana.
Le esperienze precedenti di Cantino, da Vuitton a Gucci
La domanda è se Cantino sia il manager giusto per questo momento difficile: laureato in scienze politiche, passò anni in Prada come direttore comunicazione, ruolo adatto alla sua formazione e forse alla sua personalità. In Louis Vuitton arrivò, sempre come capo della comunicazione, nel 2018, ma la coabitazione con Pietro Beccari, ceo del più grande marchio del lusso al mondo dal febbraio 2023, durò poco più di un anno: nell’aprile 2024 Cantino passò a Kering, che lo nominò prima vice ceo e poi ceo di Gucci. Il passo dalla comunicazione alla gestione aziendale vera e propria era fatto, ma con scarsi risultati. Dopo soli nove mesi l’addio a Gucci, ora guidato da Francesca Bellettini, che riporta direttamente a De Meo. Del passaggio di Cantino in Gucci restano tracce non memorabili: la crisi di ricavi e utili, con lui al vertice, si fece più grave. Un segno tangibile del suo passaggio fu l’imposizione del bordeaux come colore principe della comunicazione e del marketing. Tra le mosse più recenti di Bellettini-De Meo c’è la rottamazione di tutti i sacchetti bordeaux, tornati a essere neri. Il diavolo sta nei dettagli e vedremo se Cantino lo convincerà a vestire Dolce&Gabbana.











