Alla riapertura della scuola dopo le vacanze natalizie, il 7 gennaio, “due psicologi andranno al liceo Virgilio” di Milano “per aiutare ragazzi e insegnanti a fare rete ed elaborare” quanto accaduto a Crans Montana. Fra i ragazzi coinvolti nell’incendio di Capodanno nel locale Le Constellation ci sono infatti anche alcuni studenti della scuola meneghina. “Siamo in allerta per capire dove ci sarà bisogno per dare assistenza alle famiglie e, vista l’età dei ragazzi, anche ai compagni di scuola”, spiega Erica Fioravanzo, coordinatrice del gruppo di lavoro emergenze dell’Ordine degli psicologi della Lombardia. “C’è una cosa che è molto positiva rispetto all’età dei ragazzi coinvolti: è vero che si contagiano a livello mentale, ma è positivo perché questa immedesimazione consente loro di fare rete.
La cosa importante che possiamo fare è quella di aumentare la resilienza. Non possiamo togliere il dolore, ma possiamo aumentare la resilienza sia individuale che di comunità, per far sì che questa tragedia abbia un impatto meno traumatico possibile sulla psiche dei ragazzi. Quello che faranno i colleghi nelle scuole – spiega Fioravanzo – è fare in modo che ragazzi facciano comunità, che si stringano insieme, che organizzino qualcosa”, delle manifestazioni e dei momenti da vivere insieme.
“La cosa peggiore in una situazione di trauma è la solitudine, quando il trauma è individuale ci si sente isolati, sbagliati, fuori luogo. Nella tragedia, la cosa positiva è che i ragazzi possono rendere comune e condividere” quello che dovranno affrontare. “E quindi – prosegue l’esperta – li faremo parlare, con debriefing, circle time. In genere con i ragazzi più piccoli si usa anche il disegno. I ragazzi hanno bisogno di creare dei ricordi, che danno anche molta forza d’animo. Questo intervento ci sarà all’apertura della scuola e per i primi giorni, si dà anche appoggio agli insegnanti che devono interagire con loro, che assorbono molto” la sofferenza e lo stato d’animo dei loro studenti “e dovranno andare avanti”.
Il ruolo di Fioravanzo è quello di “coordinare questo tavolo tecnico dell’Ordine degli psicologi in cui ci sono tutte le associazioni di psicologia dell’emergenza della Lombardia. Il tavolo serve a coordinare gli interventi, a fare da regia, da monitoraggio e scambio di informazioni. Elemento più critico in queste situazioni è il caos. La psicologia dell’emergenza serve quindi a portare più ordine possibile. E così si diminuisce l’impatto traumatico dell’emergenza sulle persone. Più le persone hanno notizie chiare e più riescono ad assorbire la parte di trauma, non il dolore”. In questo momento “ci sono una dozzina di psicologi attivi da ieri in Svizzera. Erano a Crans e adesso si stanno trasferendo a Zurigo, sono di due associazioni: Sipem (Società italiana psicologia dell’emergenza) e Psicologi per i popoli”. Tutto “è diretto dalla Protezione civile. So che i miei colleghi sono in trasferimento, loro erano a Crans ma le famiglie si sono distribuite nei vari ospedali, rispetto a chi sapeva già dove trovare il proprio caro. Ci sono ancora dei dispersi di cui non si sa nulla”.




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