
Nel 2025 sono aumentate del 13% a 7,8 milioni le “surprise bag” di Too Good To Go, portando così il totale dei pasti sottratti alla spazzatura a oltre 32 milioni dal 2019 a oggi. La piattaforma anti-spreco alimentare, presente in 20 Paesi nel mondo, conta oggi più di 12 milioni di utenti (2 milioni i nuovi utenti registrati solo lo scorso anno) e oltre 26mila negozi partner sul territorio italiano.
Il modello si basa sulle surprise bag, confezioni a sorpresa contenenti prodotti alimentari invenduti acquistabili a prezzo ridotto tramite app. Ma accanto a questo core business, l’azienda ha sviluppato anche il progetto Box Dispensa, partito nel 2023, che ha permesso di salvare oltre un milione di box aggiuntive rispetto ai pasti conteggiati nelle surprise bag. Si tratta di confezioni più grandi, che coinvolgono l’industria alimentare e circa 200 brand, con collaborazioni che si stanno moltiplicando, ultima quella con Mondelez.
«Siamo riusciti in due anni a salvare quello che avevamo salvato nei quattro anni precedenti», spiega Mirco Cerisola, country director Italia di Too Good To Go. «Questo fa capire che il trend di crescita è continuo e che avere una base così ampia di utenti e partner ci ha permesso di accelerare sempre di più».
Sul fronte della grande distribuzione organizzata, Too Good To Go Italy collabora con circa 3mila punti vendita riconducibili a una trentina di insegne. «Nel 2025 abbiamo registrato una forte espansione con il gruppo Finiper, che è entrato con una collaborazione molto estesa», precisa Cerisola. Anche catene come Eataly hanno dato ottimi risultati: con loro sono stati salvati oltre 100mila pasti nell’ultimo anno.
L’espansione geografica procede su più fronti. In Italia l’obiettivo è diventare sempre più capillari, non solo nelle grandi città, ma anche nei comuni più piccoli, con particolare attenzione al Sud dove ci sono ampi margini di crescita. A livello internazionale, l’ultima novità è l’ingresso in Giappone, ventesimo paese dove opera Too Good To Go dopo Stati Uniti e Australia. «Il Giappone ha una tradizione gastronomica fortissima e una cultura del cibo molto radicata – osserva il manager –. Hanno parole come mottainai che riflettono il rispetto verso il cibo e le risorse utilizzate per produrlo, completamente in linea con quello che facciamo noi».





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