Spirit Airlines ha annunciato la cessazione delle attività, avviando la liquidazione con effetto immediato. Tutti i voli sono stati cancellati e il servizio clienti è stato chiuso. La compagnia low cost statunitense, tra le più note per le tariffe ridotte, esce dal mercato dopo mesi di difficoltà finanziarie. Tra le cause principali di questo fallimento ci sono il peso dei debiti pregressi e l’impennata del prezzo del carburante.
Le cause della crisi
La situazione si è aggravata negli ultimi mesi. Secondo quanto comunicato dalla società, il rincaro del jet fuel, legato anche alle tensioni in Medio Oriente, ha avuto un impatto decisivo. I prezzi del carburante sono più che raddoppiati dall’inizio del conflitto con l’Iran, rendendo insostenibili i costi operativi. Il Ceo Dave Davis ha spiegato che, per continuare l’attività, sarebbero servite «centinaia di milioni di dollari aggiuntivi» che la compagnia non è riuscita a ottenere. Le difficoltà erano iniziate già con la pandemia di Covid-19 e si sono protratte negli anni successivi, fino alle due dichiarazioni di bancarotta nel 2025. A marzo la compagnia aveva ideato un piano di ristrutturazione per tornare a essere un’azienda sostenibile, ma la crisi in Medio Oriente «non le ha lasciato altra scelta che avviare una cessazione progressiva e ordinata della società», ha spiegato Davis in un comunicato.
I tentativi di salvataggio
Nelle settimane precedenti erano state valutate diverse ipotesi per evitare la chiusura. A fine aprile il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva evocato un possibile intervento pubblico per salvare la compagnia e i posti di lavoro. Già in precedenza era saltato un tentativo di acquisizione da parte di JetBlue, bloccato per motivi di concorrenza. Anche i tentativi di ottenere aiuti governativi non sono andati a buon fine. Dopo la decisione di Spirit, il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha ridimensionato l’ipotesi di interventi pubblici. «Non penso sia necessario» un salvataggio per le compagnie low cost, ha dichiarato, pur lasciando aperta la possibilità di un sostegno statale come prestatore di ultima istanza. «Se riuscissero a trovare dei fondi privati sarebbe preferibile», ha aggiunto Duffy. Nel frattempo, ai passeggeri è stato consigliato di non recarsi in aeroporto, visto l’annullamento di tutti i voli.
La storia e l’impatto della chiusura
Fondata nel 1992, Spirit Airlines è stata una delle prime compagnie low cost negli Stati Uniti. Negli ultimi dodici mesi aveva trasportato circa 28 milioni di passeggeri e contava oltre 11.000 dipendenti secondo i dati più recenti. La chiusura rischia di avere effetti soprattutto su alcune aree chiave come la Florida e Las Vegas, dove la compagnia era particolarmente presente. La società ha annunciato che procederà ai rimborsi per i biglietti già acquistati, mentre altre compagnie stanno valutando misure per limitare l’impatto sui passeggeri e sul personale coinvolto.