Tra l’eredità del Pnrr che non ti aspetti c’è anche un mercato delle informazioni raccolte dai satelliti. La costellazione italiana Iride per l’osservazione della Terra, finanziata con quasi 1,1 miliardi di euro tra fondi del Piano di ripresa e resilienza e Fondo nazionale complementare, è cresciuta fino a contare 31 satelliti in orbita e, soprattutto, è entrata in una fase completamente nuova. Le immagini catturate dai satelliti diventano dati e i dati sono elaborati e trasformati in servizi e prodotti geospaziali che, dal 1° luglio scorso, vengono messi gradualmente a disposizione di amministrazioni pubbliche e soggetti economici privati.
È il marketplace lanciato dall’Asi (Agenzia spaziale italiana), iniziativa che a regime prevede di immettere sul mercato oltre 400 prodotti geospaziali: mappe tematiche, indicatori ambientali, serie temporali, report che potranno essere impiegati in un ventaglio di ambiti e settori economici che va dalla protezione civile al monitoraggio ambientale, dalla sicurezza alla tutela del patrimonio culturale e alla cooperazione internazionale.
I prodotti derivano da catene del valore dei servizi geospaziali organizzate in otto domini – monitoraggio marino e costiero; qualità dell’aria; movimento del suolo; uso e copertura del suolo; idrometeorologia e clima; gestione delle risorse idriche; emergenze; sicurezza – e i casi di applicazione possono essere centinaia. Alcuni esempi: nella logistica il monitoraggio dei flussi di porti, hub, stoccaggi all’aperto; nell’agricoltura le tecniche di precisione e la valutazione dell’utilizzo della risorsa idrica, l’impiego dei fertilizzanti oppure l’esame della vegetazione potenzialmente attaccata da parassiti; nelle infrastrutture le manutenzioni predittive basate sul rilievo millimetrico della subsidenza; nell’energia la gestione delle reti di distribuzione o l’analisi della stabilità del suolo e della pendenza del terreno ai fini della definizione delle aree idonee agli impianti fotovoltaici; nella gestione delle emergenze la delimitazione ad alta precisione delle aree di impatto di un incendio o di un’alluvione; nelle assicurazioni l’analisi dello stato degli immobili ai fini della valutazione del rischio.
Il lancio del marketplace ha di fatto avviato il trasferimento del sistema Iride dall’Agenzia spaziale europea (ESA) all’Asi, proprietaria dell’infrastruttura nazionale. Silvia Natalucci, in Asi responsabile del settore Gestione missioni dell’osservazione della Terra, Direzione tecnologie e ingegneria, spiega gli elementi centrali e le tappe di sviluppo del progetto. «Nella prima fase siamo partiti con i dati che derivano dall’attività di otto dei 31 satelliti già lanciati in orbita. Contiamo di allargare il raggio d’azione ai restanti 23 satelliti entro l’anno e, compatibilmente con il rilascio, entro il 2028 a tutti i 68 satelliti previsti per la costellazione». La fase 1 riguarda – con accesso a titolo gratuito – solo le pubbliche amministrazioni italiane tra cui Protezione civile, Difesa, enti di ricerca, università. In un secondo momento il marketplace sarà allargato, con un tariffario, anche a Pmi, start-up e industrie che potranno avvalersi dei set dei dati, già elaborati, da utilizzare per strategie aziendali e commerciali, e sarà accessibile anche a software house che potranno sviluppare specifiche applicazioni. Anche amministrazioni pubbliche di Paesi stranieri potranno accedere ai data set, a pagamento oppure in modalità gratuita nel caso vengano stipulate convenzioni bilaterali. Il modello misto free-pay dovrebbe riuscire in futuro a reggere la sostenibilità economica dell’infrastruttura insieme a una quota di finanziamento pubblico.
«L’iniziativa – commenta Silvia Natalucci – va inquadrata nella rapida crescita del mercato internazionale dei dati e dei servizi geospaziali che, secondo Euroconsult, dai 5 miliardi di euro del 2024 passerà ad almeno 7 miliardi entro il 2030. Il vero valore aggiunto di Iride, che la distingue da altre missioni di osservazione della Terra, è la capacità di mettere a disposizione degli utenti finali, oltre ai classici dati satellitari a vari livelli di elaborazione, anche prodotti geospaziali che forniscono informazioni pronte all’uso». I dati, in sostanza, vengono raccolti, integrati anche con le informazioni dei sensori a terra e in alcuni casi di modelli matematici, ed elaborati tramite service value chain, per arrivare a prodotti che possono essere direttamente utilizzati da Pa e imprese. Informazioni pronte all’uso, già “monetizzabili” per un soggetto economico, e con una rivisita del territorio che potrà arrivare a essere su base giornaliera. Il portafoglio dell’offerta, aggiunge Natalucci, «include “digital twins” per simulare scenari e fare previsioni alla base di interventi e strategie nella gestione del clima, della qualità dell’aria e dell’ambiente costiero, oltre ai toolbox per estrarre valore dai dati con ulteriori elaborazioni».










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