La Spagna si prepara a una delle strette più nette in Europa contro l’accesso precoce ai social network. Il governo di Pedro Sanchez ha annunciato l’intenzione di vietare l’uso delle piattaforme digitali ai minori di 16 anni, nell’ambito di un pacchetto di cinque misure per la sicurezza digitale che saranno approvate «a partire dalla prossima settimana».
L’annuncio è arrivato dal World Government Summit di Dubai, dove il premier ha denunciato che «le reti sociali si sono trasformate in uno Stato fallito, in cui le leggi vengono ignorate e i reati tollerati». Parole che hanno suscitato l’ira di Elon Musk. «L’osceno Sanchez è un tiranno e traditore del popolo spagnolo», è stato il commento del multimiliardario su X, piattaforma di sua proprietà. «Proteggeremo i nostri ragazzi dal Far West digitale», aveva promesso nel suo intervento il leader spagnolo, spiegando che i colossi tecnologici saranno costretti a mettere in campo sistemi di verifica effettiva dell’età.
Una misura prevista nel progetto di legge di protezione dei minori negli ambienti digitali, attualmente all’esame del Congresso spagnolo. Il premier ha inoltre annunciato una modifica legislativa perché i Ceo delle big tech «siano legalmente responsabili dei reati commessi sui loro siti web», divenuti spazi di «dipendenza, abuso, pornografia, manipolazione e violenza». L’iniziativa colloca Madrid nel solco di altri Paesi europei, come la Francia, che ha già fissato a 15 anni l’età minima per l’accesso ai social, subordinandolo al consenso dei genitori. Mentre il Portogallo sta valutando restrizioni analoghe.
Fuori dall’Europa, l’Australia ha fatto da apripista con una normativa pioneristica, che limita l’uso dei social per gli under 16, imponendo ai giganti del web come Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, YouTube, X obblighi stringenti per impedire agli adolescenti di creare o mantenere account, con sanzioni da decine di migliaia di dollari in caso di inadempienza. Nel caso spagnolo, la stretta sui minori si inserisce in una strategia più ampia, che punta a perseguire penalmente i ceo dei social per la mancata rimozione di contenuti illegali o la manipolazione degli algoritmi. E a creare un sistema di tracciamento della cosiddetta «impronta di odio e polarizzazione» nel dibattito online.
In Italia il dibattito è acceso, anche se ancora in fase di definizione normativa. Attualmente, il Codice della privacy fissa a 14 anni l’età minima per iscriversi autonomamente sulle piattaforme, imponendo il consenso dei genitori per i più giovani. Fra le diverse proposte in discussione, il disegno di Legge 1217, che punta a innalzare il divieto a 15 anni e a introdurre sistemi più serrati di verifica dell’età, per proteggere i minori dai rischi di dipendenza, salute e sicurezza.







