Storie Web giovedì, Giugno 4

Sono circa 200mila i lavoratori irregolari occupati nel settore agricolo – tra loro 55mila donne -, con un tasso di irregolarità in aumento, che ha raggiunto il 30% del totale. L’ultima stima dell’Istat risale al 2023, il fenomeno è esteso a tutta l’Italia, (dal Piemonte al Trentino, dalla Calabria alla Basilicata), tra loro molti sono migranti spinti dalla necessità di guadagnare, che in assenza di alternative accettano una retribuzione giornaliera che si aggira sui 20 euro per lavorare dalle 12 alle 14 ore nei campi senza alcuna forma di tutela.

Ispettorato nazionale del Lavoro: 227 vittime del capolarato nel 2025

Secondo l’osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil il «precario inserimento socio-economico dei lavoratori migranti nel contesto di arrivo», alimenta il caporalato, in questo quadro si insidia «la criminalità ambientale che impatta pesantemente sulla filiera». Il fenomeno del caporalato è ampio, eppure nell’ultimo rapporto dell’Ispettorato nazionale del lavoro del 2025 il dato relativo alle vittime di caporalato ai sensi dell’articolo 603-bis del Codice penale registra 895 lavoratori, di cui 227 in agricoltura, in calo rispetto ai 1.226 casi complessivi del 2024 (519 in agricoltura) e ai 3.208 casi del rapporto del 2023 (di cui 2.123 nella sola agricoltura), anche se questi numeri possono considerarsi «provvisori in ragione delle diverse tempistiche richieste dalle indagini e dai relativi procedimenti penali».

Calabria:il 69,5% delle aziende ispezionate è risultato irregolare

Fin qui il quadro nazionale. Ma veniamo più nello specifico alla Calabria, territorio in cui è stato compiuta la strage dei quattro braccianti. Nel 2025 l’Ispettorato territoriale di Cosenza ha effettuato 282 verifiche in agricoltura, il 69,5% delle aziende è risultato irregolare, nel dato provvisorio del I quadrimestre 2026 risulta invece irregolare oltre il 61% delle aziende ispezionate. I lavoratori tutelati sono stati 155, di cui 43 totalmente in “nero”. I casi di esternalizzazione illecita della manodopera sono stati 91, le ipotesi di caporalato contestate 2 e le violazioni nelle prevenzioni 176. In totale sono state contestate sanzioni per oltre 357 milioni.

Gli irregolari nelle campagne calabresi provengono da India, Marocco e Mali

Nel settore agricolo calabrese la presenza di una platea di circa 12mila lavoratori impiegati in condizioni di irregolarità, provenienti soprattutto da India, Marocco e Mali è stimata nell’ultimo Rapporto Agromafie e Caporalato, curato da Giovanni Ferrares e Donato Di Sanzo, dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche. Questo fenomeno è assai rilevante nei periodi di raccolte stagionali, con un’ampia articolazione di casi: si va da forme di occupazione solo formalmente regolari, di “lavoro grigio”, con la presenza di un contratto, a condizioni di lavoro completamente informali. Anche rapporti apparentemente regolari possono celare condizioni di sfruttamento, con orari di lavoro superiori a quanto previsto dalla normativa, un numero di giornate lavorative dichiarate inferiore rispetto a quelle svolte. Ad alimentare il lavoro nero è la precarietà delle condizioni di vita, l’assenza di un regolare permesso di soggiorno e la mancanza di reali alternative occupazionali.

I due ricercatori Cnr-Ismed indagano sul fenomeno del caporalato – termine d’origine militare che richiama un modello gerarchico fondato sull’obbedienza e sulla disciplina -, caratterizzato negli ultimi anni da una crescente integrazione operativa tra caporali stranieri e intermediari italiani che adottano modalità di reclutamento difficili da individuare. Nelle reti del caporalato, figure di riferimento di diverse comunità straniere interagiscono con interessi economici e strutture locali, intrecciandosi in Calabria con il tradizionale interesse del crimine per il settore agricolo. In questo sistema il ricorso alla violenza non rappresenta un elemento episodico.

Condividere.