Per quanto riguarda le azioni avviate da distretti scolastici, il primo processo promosso da un distretto del Kentucky contro Meta, Snapchat, TikTok e Google avrebbe dovuto iniziare a giugno. Le società hanno però raggiunto accordi, che prevedono un versamento di 27 milioni di dollari al fine di supportare i ragazzi nella risoluzione di stati d’ansia e depressione. A fine marzo, nel New Mexico, Meta era stata inoltre condannata a pagare una multa di 375 milioni di dollari per non aver adeguatamente protetto i minori da predatori sessuali online.
Nel resto del mondo
La Commissione Ue ha constatato in via preliminare diverse violazioni del Digital Services Act (Dsa): il design di Facebook e Instagram (conclusioni del 10 luglio) e quello di TikTok (febbraio 2026) favorirebbero meccanismi di dipendenza, mentre Instagram e Facebook non impedirebbero in modo efficace l’accesso ai minori di 13 anni (aprile 2026). Se le violazioni saranno accertate in via definitiva (le aziende devono ora rispondere), le sanzioni potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato annuo. Anche nel Regno Unito, in Canada e in Australia si moltiplicano le azioni legali contro le grandi piattaforme social per danni psicologici, violazione della privacy, mancata moderazione dei contenuti, disinformazione e azioni insufficienti per far rispettare i divieti di accesso ai minori.
Le class action in Italia
Si è svolta il 14 maggio presso il Tribunale delle imprese di Milano la prima udienza dell’azione inibitoria collettiva contro Meta e TikTok, promossa dal Movimento italiano genitori insieme a un gruppo di famiglie e allo studio legale Ambrosio & Commodo. L’obiettivo non è ottenere un risarcimento, ma obbligare i colossi social a eliminare i meccanismi di massimizzazione del tempo di permanenza (scroll infinito, autoplay, notifiche e algoritmi di profilazione), verificare in maniera efficace l’età degli utenti e fornire informazioni chiare e trasparenti sui rischi, fra cui la dipendenza. L’udienza finale si terrà il 19 novembre.
Su quest’azione Meta Italia ha sottolineato: «Sappiamo che i genitori sono preoccupati per la sicurezza dei propri figli adolescenti online, ed è proprio per questo che introduciamo costantemente misure per aiutarli a proteggerli. Gli account per teenager offrono protezioni predefinite che limitano chi può contattare gli adolescenti, i contenuti a cui possono accedere e il tempo che trascorrono su Facebook e Instagram. Difendiamo il nostro operato e continueremo a impegnarci per garantire la sicurezza dei ragazzi».
La reazione delle società
La strategia di difesa nei confronti delle azioni legali cambia da azienda ad azienda e in base ai singoli casi: crescono comunque i tentativi di raggiungere un accordo. Le società respingono le accuse, sostenendo di adottare numerose misure per garantire la sicurezza degli adolescenti e dei giovani utenti. «Applichiamo in modo rigoroso le nostre linee guida della community – dichiara il portavoce di Tik Tok – incluse quelle a tutela della salute mentale e comportamentale, e rimuoviamo proattivamente oltre il 99% dei contenuti che le violano. Continuiamo, inoltre, a investire in misure di sicurezza per diversificare i contenuti raccomandati, bloccare le ricerche potenzialmente dannose e mettere in contatto le persone più vulnerabili con le risorse di supporto disponibili».












