Il lungo scontro sulla Serie A, transitata dal satellite allo streaming, entra ora nella fase più delicata: quella dei danni economici. Dopo anni di istruttorie, ricorsi e sentenze amministrative, Sky ha deciso di portare Tim e Dazn davanti al Tribunale di Milano con una richiesta di risarcimento, che può arrivare fino a 1,9 miliardi di euro, per l’intesa sui diritti della Serie A del triennio 2021-2024. Quell’intesa è stata sanzionata dall’Antitrust come «grave intesa restrittiva della concorrenza».
Da qui la richiesta di risarcimento danni che arriva al termine di un lungo iter amministrativo e giudiziario. L’Autorità guidata da Roberto Rustichelli, infatti, da ultimo con il provvedimento del 22 dicembre 2025 pubblicato il 12 gennaio 2026, ha confermato l’esistenza dell’infrazione e la durata della condotta anticoncorrenziale, quantificata in un anno e sette mesi.
Al centro del procedimento c’è il “Deal Memo Distribution” sottoscritto il 27 gennaio 2021 da Tim e Dazn, cioè prima della gara per l’assegnazione dei diritti televisivi della Serie A che hanno portato il massimo campionato tra le braccia della piattaforma streaming che ancora oggi ne ha i diritti di trasmissione in esclusiva per tutte le 10 partite settimanali (con Sky in co-esclusiva su tre match).
Quel patto, secondo l’Antitrust, finiva per non essere derubricabile a un semplice accordo commerciale. Tim si impegnava a sostenere economicamente Dazn nella corsa ai diritti, garantendo un importante minimo annuo garantito e Dazn, in cambio, accettava vincoli che, ha stabilito l’Agcm, ne riducevano autonomia commerciale e libertà distributiva. Il risultato, stabilità dall’Authority, fu la limitazione della possibilità, per la piattaforma sportiva, di stringere partnership con operatori concorrenti, favorendo dall’altra parte l’integrazione esclusiva della Serie A nelle offerte Timvision e restringendo la concorrenza nel mercato.
Il procedimento si è trascinato per anni. Primo pronunciamento dell’Antitrust nel 2023, ricorsi al Tar del Lazio nel 2024 e poi al Consiglio di Stato nel 2025. Tutti i giudizi hanno confermato l’impianto dell’infrazione. A gennaio 2026 è arrivata anche la rideterminazione delle sanzioni: 3,6 milioni a Dazn e 760.776 euro a Tim (contro i 7,2 milioni di euro e gli 800mila euro inizialmente decisi).










