
Un decreto legge e un disegno di legge “a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’ordine pubblico” approda tra poche ore sul tavolo del Consiglio dei ministri. Un parto travagliato, più volte rinviato, su cui ieri c’è stato anche un confronto tra la premier e Matteo Salvini. E su cui è intervenuto anche il Colle con i suoi “rilievi”, convocando al Quirinale il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. L’obiettivo era limare, tagliare, cucire, smussare. Il tutto nel corso di una lunga serie di riunioni tecniche, destinate a proseguire nella notte. Le più importanti sono cominciate nel pomeriggio, dopo il colloquio al Quirinale tra Sergio Mattarella e uno degli uomini più vicini a Giorgia Meloni.
Due misure in particolare sono state oggetto di esame e riflessione: il fermo preventivo di sospetti prima dei cortei e il cosiddetto scudo, che evita – non solo per le forze dell’ordine – l’iscrizione automatica nel registro degli indagati nei casi di legittima difesa o adempimento di un dovere.
L’incontro a metà giornata tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e il presidente della Repubblica, sottolineano in ambienti di governo, testimonia del fatto che il testo predisposto ieri non aveva ancora il via libera del Colle, che ha chiesto espressamente modifiche. L’interlocuzione con il Quirinale, sottolineano fonti di Palazzo Chigi, è stata “ottima”, come sempre. Mantovano, riservandosi di riferirli alla premier, ha preso atto dei rilievi evidenziati da Mattarella alla luce dello studio delle 80 pagine di provvedimenti inviate ieri dalla sede del governo al “colle più alto”.
“Credo che abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole e molto equilibrato, altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti” sottolineava il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, impegnato quasi tutto il giorno tra Camera e Senato per le comunicazioni sull’Ice e sugli scontri di Torino, mentre dietro le quinte andava in scena il confronto politico e istituzionale sulle bozze di decreto e ddl (e la risoluzione di maggioranza, alla fine, veniva approvata a Palazzo Madama con 88 sì e 56 no). “Serve una norma – ha però chiarito Piantedosi nei suoi interventi – che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo”. Forse per cautela, la misura è stata depennata dalla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro, mentre è stato confermato il riferimento alle tutele penali per gli agenti. Sono le misure su cui, in particolare, si è acceso il faro del Colle.
Il nodo principale ha riguardato il fermo preventivo: sarebbe stato ritenuto eccessivo il tempo di 12 ore (Matteo Salvini ha tentato di rilanciare a 24 o anche 48 ore), previsto nelle bozze, per gli accertamenti di polizia nei confronti di sospettati di costituire un pericolo per lo svolgimento pacifico dei cortei. E sarebbe stato evidenziato che bisogna regolare dettagliatamente i motivi del fermo. Secondo le ultime indicazioni, l’intenzione dell’esecutivo sarebbe di mantenere il trattenimento per 12 ore per accompagnamento negli uffici di polizia, senza necessità di convalida da parte del magistrato (che comunque dovrebbe riceverne comunicazione) ma solo per chi ha precedenti specifici.
Sul cosiddetto scudo (che introdurrebbe un registro alternativo a quello degli indagati, almeno per il tempo degli accertamenti preliminari), dal governo fanno notare che è stato pensato da subito come una misura non solo per le forze dell’ordine. Così verrebbe superata una delle obiezioni del Quirinale, che avrebbe fatto emergere la necessità di una regolamentazione più puntuale. Tutti elementi sul tavolo delle riunioni tecniche per definire i due provvedimenti, nei quali non verrà inclusa – hanno spiegato fonti di governo – la cauzione per i cortei su cui ha insistito soprattutto la Lega.
Nel decreto è infine confermata, ma lo si sapeva già, la stretta sui coltelli, pensata per arginare gli episodi di violenza giovanile, con sanzioni amministrative per chi li vende ai minori, mentre sarebbero ancora in bilico quelle per le famiglie. Fra le misure d’urgenza, ci sarebbero anche quelle sulle zone rosse attorno alle stazioni. Nel disegno di legge, che poi dovrà affrontare l’iter parlamentare, dovrebbe essere invece essere inserito il cosiddetto “blocco navale”, ossia la possibilità di interdire (da 30 giorni a 6 mesi) l’attraversamento del limite delle acque territoriali in casi di minacce terroristiche o di pressione migratoria eccezionale.








