Storie Web giovedì, Febbraio 5
Sicurezza e piazze, Piantedosi lancia il “fermo preventivo”

Nessuna sbavatura, nessuna forza eccessiva, ma solo la difesa della legalità. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, riferisce al Senato sugli scontri avvenuti il 31 gennaio a Torino durante il corteo per il centro sociale Askatasuna, blindando l’operato delle forze dell’ordine e rilanciando la linea della fermezza. Mentre l’Aula approva la risoluzione di maggioranza, il fronte delle opposizioni si ricompatta.

L’affondo contro Askatasuna e il nodo della prevenzione

Il titolare del Viminale ha respinto con durezza l’ipotesi che i disordini siano stati in qualche modo “tollerati” dal Governo per giustificare nuove strette normative, definendo tale idea “un’insinuazione indegna”. Per Piantedosi, la violenza antagonista è una costante da trent’anni e i centri sociali sono “delinquenti per conto proprio”.

Per spezzare questa catena, il Ministro ha sollecitato nuovamente l’introduzione del fermo preventivo: una misura per bloccare i soggetti violenti noti prima che arrivino in piazza. “È il momento di tirare una linea di demarcazione”, ha scandito, “tra chi vuole isolare i violenti e chi vuole lasciarli liberi di inquinare le manifestazioni”. La risoluzione di maggioranza approvata sposa questa linea, ribadendo che lo sgombero dei centri sociali è “un dovere dello Stato”.

Scarcerazioni lampo: lo scontro tra politica e magistratura

Un tema centrale del dibattito della giornata che si è intersecato con l’informativa di Piantedosi al Senato è quello della sorte dei manifestanti arrestati durante i disordini di Torino, alcuni dei quali sono già tornati a piede libero poche ore dopo il fermo. Questa rapidità nelle scarcerazioni ha suscitato la reazione durissima dei vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, che hanno definito “una vergogna” il ritorno in libertà di chi ha aggredito le forze dell’ordine.

La maggioranza accusa parte della magistratura di eccessiva “indulgenza”, sostenendo che la mancanza di misure cautelari efficaci alimenti un senso di impunità e vanifichi il lavoro delle divise sul campo. Per la Lega, “l’indulgenza deve finire” poiché il dissenso non può mai trasformarsi in guerriglia urbana impunita.

Matteo Renzi-Giuseppe Conte e Elly Schlein (LaPresse)

Il “campo largo” si ritrova sulla sicurezza

Nelle opposizioni i fatti di Torino non hanno provocato le stesse crepe viste sui temi della guerra ma hanno invece prodotto un effetto politico inaspettato: Pd, M5S, AVS e Italia Viva hanno depositato una risoluzione unitaria. A differenza di Azione, la cui proposta è stata assorbita da quella di maggioranza. 

Nonostante qualche iniziale malumore nel campo largo per il “gioco d’anticipo” di Giuseppe Conte nell’annunciare l’accordo, i capigruppo si sono presentati uniti davanti ai cronisti per mostrare plasticamente il nuovo asse.

“Il centrosinistra c’è ed è unito”, ha rivendicato Raffaella Paita (IV), sottolineando come il fronte progressista abbia trovato la “quadratura del cerchio” proprio mentre la destra affronta il caso Vannacci. Le opposizioni accusano il Governo di “strumentalizzazione” e dicono un “no” corale al nuovo decreto sicurezza atteso in Consiglio dei ministri, contestando in particolare il ricorso alla decretazione d’urgenza per l’ordine pubblico, il fermo preventivo tramite provvedimenti amministrativi e l’introduzione di cauzioni per poter manifestare.

“La sicurezza è un valore non negoziabile ma va costruita nel pieno rispetto della Costituzione”, ha avvertito Francesco Boccia (Pd), seguito da Peppe De Cristofaro (AVS) e Stefano Patuanelli (M5S), concordi nel denunciare quello che ritengono il rischio di una deriva autoritaria volta a silenziare il dissenso.

Il caso ICE e le Olimpiadi

La giornata ha visto anche il tema della presenza degli agenti americani dell’ICE per le Olimpiadi. Piantedosi ha rassicurato l’Aula negando lesioni della sovranità, attaccando poi il M5S ricordando la missione russa in Italia durante il Covid (Governo Conte 2) come vero esempio di sovranità compressa. Le critiche delle minoranze sono rimaste aspre: Davide Faraone (IV) ha parlato di “vassallaggio” verso gli USA, mentre il PD ha lamentato l’assenza di parole del Ministro per i cittadini coinvolti in passate operazioni dell’agenzia americana.

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