
Da domani a giovedì alle 17: il Consiglio dei ministri che dovrà varare il nuovo pacchetto di sicurezza voluto dal Governo dopo gli scontri di Torino slitta di un giorno. Ventiquattro ore in più che servono alla maggioranza per compattarsi intorno a una risoluzione condivisa (e per arginare il pressing della Lega, che comincia a irritare gli alleati) e che tornano utili nel confronto con il Quirinale, a cui fino a ieri sera nessuna bozza era stata trasmessa, per il vaglio di costituzionalità delle norme.
Il lavorìo tecnico per smistare le norme tra Dl e Ddl
Dopo il vertice di ieri Palazzo Chigi, con la premier Giorgia Meloni decisa ad andare avanti per rafforzare le tutele delle forze dell’ordine dai violenti («Troppe violenze, basta, vanno fermati») e l’appello-sfida alle opposizioni per una «più stretta collaborazione istituzionale» sul tema e un voto su una risoluzione unitaria, il lavorìo tecnico per definire misure «a prova di Costituzione» è continuato in una serie di riunioni. Obiettivo: smistare le norme, già predisposte a metà gennaio dal Viminale, tra un decreto legge che il Governo vuole corposo e un disegno di legge.
I desiderata del Governo
Nel Dl l’Esecutivo confida di poter inserire sia la stretta sui coltelli, con il divieto di vendita assoluto per i minori, anche online, sia lo “scudo” per evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati agli agenti e a tutti gli altri cittadini quando «appare che l’uso delle armi o della forza è avvenuto in presenza di una causa di giustificazione». Su quest’ultima norma, finora collocata nel Ddl, e su tutte le altre è indispensabile il vaglio di costituzionalità che è al centro del confronto con il Colle. Il Governo vorrebbe la corsia urgente anche per il «fermo di prevenzione», ossia la possibilità di trattenere per non oltre 12 ore persone «sospettate di costituire un pericolo» per il pacifico svolgimento di manifestazioni.
Le pressioni della Lega su cauzione e sgomberi
Il Carroccio di Matteo Salvini, in agitazione per l’addio del generale Roberto Vannacci (che preoccupa non poco anche Fdi per la possibile erosione di consensi all’estrema destra della coalizione), sta però giocando una partita tutta sua e rilanciando come «urgenti» anche gli sgomberi immediati per tutti gli immobili occupati, e non solo le prime case, e soprattutto la proposta di una cauzione da far versare obbligatoriamente agli organizzatori delle manifestazioni. «Chi rompe paga», sintetizza la Lega. «L’obiettivo è evitare altri casi Askatasuna».
Il muro degli azzurri e la via della risoluzione
Già ieri a Palazzo Chigi, però, gli azzurri di Antonio Tajani si erano detti contrari alla cauzione, mai entrata finora nelle bozze messe a punto dal Viminale. «È complicata da attuare, c’è il tema della responsabilità oggettiva», ha spiegato il capogruppo di Fi al Senato, Maurizio Gasparri. Anche per arginare l’insistenza leghista il Governo vuole un voto su una risoluzione di maggioranza dopo le comunicazioni del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi – è confermato il “no” delle opposizioni, in particolare del Pd di Elly Schlein, a lavorare per un testo condiviso con il centrodestra – che possa mediare e blindare il pacchetto sicurezza intorno a norme costituzionalmente inattaccabili. Come l’estensione del Daspo urbano pure a chi risulta denunciato o condannato per reati commessi in occasione di manifestazioni per cui è previsto l’arresto in flagranza. «Servono garanzie per impedirgli di partecipare, come avviene con il Daspo per il calcio», ha detto Tajani.











