La storia in Serbia? «Io credo che, esattamente 26 anni dopo, si ripeterà». Nel 2000 Srdan Milivojevic aveva 35 ed era uno dei membri di punta di Otpor! (Resistenza!), il movimento studentesco e civile che il 5 di ottobre rovesciò il regime di Slobodan Milošević in quella che prese il nome di Rivoluzione dei Bulldozer. Oggi Milivojevic è il presidente del Partito Democratico (Demokratska stranka) della Serbia, dal 2022 siede al Parlamento di Belgrado d in fiera e ferma opposizione al regime di Aleksandar Vucic e dalle elezioni di domenica 25 ha ritirato il suo partito, con l’obbiettivo di concentrare i voti sulla Lista degli studenti serbi e mandare a casa una volta per tutte un governo corrotto e illiberale. Milivojevic è il filo rosso che unisce idealmente la piazza del 2000 con quella attuale. Gli studenti di allora che passano il testimone a quelli di oggi.
Che analogie ci sono tra la rivoluzione di allora e la svolta che gli studenti sperano di imprimere alla Serbia con il voto di domenica?
Chiariamoci subito: Milosevic era un criminale di guerra e mezzo mondo aveva imposto sanzioni contro di lui. Era persona non gradita. Detto questo, alcune similitudini ci sono. Entrambi si presentano come patrioti che vogliono solo il bene della nazione, ma sotto il vestito sono due uomini interessati a concentrare tutto il potere nelle loro mani. Vucic era già un ingranaggio, seppur piccolo, all’interno del regime di Milosevic. Per due anni, dal 1998 al 2000, è stato ministro dell’Informazione: la legge del 1998 che imbavaglia la stampa porta la sua firma.
Che margini di manovra ha avuto in Parlamento, dai banchi dell’opposizione contro Vucic?
Ho fatto due mandati come deputato durante la presidenza Vucic, e in tutto questo tempo si è presentato solo tre volte. I membri dell’Sns, il suo Partito Progressista, hanno abolito ogni discussione e così il Parlamento si è svuotato di ogni funzione. Da quando due anni fa è crollata la pensilina della stazione di Novi Sad che ha dato origine all’attuale movimento studentesco, anche noi dell’opposizione abbiamo deciso di boicottare il Parlamento, ormai ridotto a mera finzione.










